di Alessia Antoniazzi

Oddio, fossero solo cinque i modi di sprecare soldi sui social media e su internet in generale. Ce ne sono un'infinità, e alcuni parecchio divertenti, tipo fare un sacco di shopping, dilapidare stipendi in aggeggi di (in)dubbia (in)utilità, iscrivervi a corsi di scherma tibetana in streaming, rischiare il pignoramento a texas hold'em o la cecitá su www.superpussqualcosa.org... avete solo l'imbarazzo della scelta. È incluso anche sprecare giornate intere su una chat o su smallville, per dire, che non é che poi puoi fatturare quelle ore lì.

(Il legittimo titolare mi sta guardando con occhio torvo e minaccioso, sì, sì, parliamo di social media, sì, stai buono, ora ci arrivo, diamine, un attimo.)

Dunque, tagliamo corto: 5 modi di sprecare soldi sui social media. Pronti, via.

1. Comprare fan su Facebook.

I fan veri e reali possono diventare ordini, scontrini, fatture. Quelli finti, no. Vanno benissimo se avete un ego da compiacere,  molto meno se invece avete un mutuo da pagare.

2. Promuovi pagina su Facebook

Promuovere una pagina per acquisire nuovi fan su Facebook costa, per  singolo like, molto più che promuovere un singolo post. La teoria è che se uno ti mette like alla pagina poi vede tutti i tuoi post, la pratica invece è diversa, perchè Facebook lavora secondo algoritmi che 'nascondono' i contenuti delle pagine. Quindi dopo aver pagato per avere fan dovreste comunque pagare perchè vedano quel che scrivete. Non so voi ma io preferisco pagare una volta sola.

3. Far fare il lavoro a chi capita e a tempo perso.

A meno che non siate così fortunati da avere personale disposto a lavorare gratis e senza che questo incida minimamente sulla qualità del lavoro, il 'tempo perso' che alle ragazze dell'ufficio chiederete di dedicare alla pagina Facebook non verrà sottratto alla pausa caffè ma al controllo fatture / lettere di credito. Senza contare che poi non è il loro lavoro, e non é affatto detto che la foto di gattini o il link divertente siano quello che vi serve per comunicare con efficacia su Facebook. Così come non lo è ricopiare in buona fede la descrizione della vostra azienda dal sito fatto quindici anni fa, per fare un altro esempio.

4. Assumere un social media manager (SMM) e passare il tempo a controllare cosa fa, quando, come e perchè.

Fare il SMM non si riduce, come tutti pensano, ai trentasecondi necessari a pubblicare qualcosa o twittarlo, a condividere un link o una foto. Il SMM è online 24/7. Respira la Rete. Sente l'aria che tira, cosa va, cosa no. Sperimenta, ascolta, legge, chiede, risponde, provoca. I mercati sono conversazioni e, per essere interessanti, dobbiamo raccontare e condividere cose interessanti. Non è pubblicità: è SOCIAL. Non è il produttore che dice io faccio questo, vieni da me che sono il migliore, per questo e per quello.

Non gliene frega niente a nessuno di chi siete e cosa vendete voi.

Non dovete usare i social per dire che siete i migliori, ma potere usarli per fare in modo che gli altri arrivino a pensarlo, e che qualcuno lo dica, spontaneamente e disinteressatamente, di voi. Si chiamava passaparola, ora si chiama influence marketing, e se il vostro SMM pubblica certe cose, in certi momenti, in certi social, è lì che vuole arrivare. A rendervi interessanti, credibili, affidabili o anche solo fighi. Allora la gente per sentirsi altrettanto condivide (gratis!) le vostre cose, le commenta, le laika, le stellina, le retwitta.

Bingo.

Ma Roma non è stata costruita in un giorno. Né in un'oretta a settimana.

5. Pagare un social media manager, un content writer, etc... senza spendere un centesimo in fotografie, infografiche, promozione dei post su Facebook.

Allora, voi capite che Mark, Facebook, non lo tiene aperto per le foto divertenti.
No, no, sapete.
È nato così, ora va di moda dire che glielo ha pagato l'NSA, ma per un momento, uno solo, facciamo finta di dimenticarcene.

Vedete, Mark con Facebook ci prende bei soldi. Il cliente siete voi, siamo noi, aziende e prodotti e brand da promuovere etc.  Il prodotto sono gli utenti: catalogati segmentati raggruppati analizzati spiati osservati registrati, cosi che voi possiate promuovere la vostra agenzia di assicurazione sulla vita solo ad agiati quarantenni laureati interessati al paracadutismo.
E per averli tra i vostri lettori, ci sono due strade, complementari: creare contenuti di valore, interessanti, piacevoli, gradevoli. E sponsorizzarli nel modo giusto.

Se no, andiamo tutti a giocare a Texas Hold'em.
Meno fatica e più soddisfazioni, garantito al limone.