No dai. Non puoi dirlo sul serio.
Facebook è la nuova frontiera del marketing contenutistico e relazionale, quella rete all'interno della rete dove tutti siamo in contatto e siamo amici, dove i consumatori cliccano "Mi piace" sulle pagine dei marchi...Voglio dire: la tua azienda non può non essere su Facebook.

Ok, ci scherzo un po' sopra. Decisamente non è indispensabile, per diventare milionari, avere un account aziendale su Facebook. Però se non lo siete ancora può aiutarvi. Ciononostante è bene ricordare che Facebook non risolve i vostri problemi di marketing relazionale dalla mattina alla sera.

Prendo da imediaconnection-com un articolo che elenca 5 miti da sfatare al riguardo, usciti direttamente dall'ottima penna di Peter Platt (presidente di PSquared Digital).

Nonostante la maggior parte dei brand stia disperatamente cercando di sviluppare una strategia Facebook,  costruendo la propria presenza e attirando "mi piace", in realtà per molti brand puntare su Facebook non è la cosa migliore da fare.
Vi faccio un esempio, uno dei miei clienti ha circa 1.500  fan su Facebook.
Per il suo particolare settore, 1.500 è un buon numero di fan, ma non è niente se confrontato con il mezzo milione di visite al sito web che aveva avuto nella prima metà di quest'anno. Ignorare completamente i 1.500? Ok magari non ignorarli del tutto, ma dovrebbe rendersi conto che quello che sta avvenendo per il suo brand sta avvenendo su scala molto più ampia in altri contesti.

Mito n. 1:
Gli ambasciatori del brand promuovono attivamente il vostro brand

Questo è il principale motivo per cui i brand guardano a Facebook.
L'idea di riuscire ad attirare migliaia di ambasciatori che faranno pubblicità all'azienda in maniera attiva è piuttosto intrigante.
Dopo tutto, il passaparola è sempre stato uno dei mezzi più efficaci per la promozione, ma nella maggior parte dei casi, le dimensioni dell'azienda non sono adeguate e la promozione del brand non è qualcosa che le persone fanno su base regolare.

Vi porto me stesso come esempio: io bevo un sacco di caffè (con ben poco gaudio da parte del mio cardiologo). Adoro bermi una gran bella tazza di caffè, e fra l'altro ho una passione particolare per i luoghi dove posso sedermi a godermene uno.
Ma non ho una preferenza esclusiva, e mi farei un caffè ovunque si presentasse l'occasione.
Su Facebook sono fan sia della pagina Starbucks sia di altri brand, ma non mi precipito certo dai miei amici per predicare quanto una tazza di caffè sia più buona di un'altra, oppure per dare loro dei consigli sui posti migliori dove berla.
Ho messo "mi piace" a promozioni gestite di varie aziende di questo settore su Facebook. Rappresento forse il classico esempio di ambasciatore del brand? Non direi.

Provate a pensarci, avete per caso qualche amico che direbbe di essere un vero ambasciatore di un brand? Chi afferma che una volta ha messo un "mi piace" al nuovo Iphone, Android o Blackberry non è un vero ambasciatore : è soltanto una persona che è rimasta soddisfatta del prodotto. Tutti viviamo dei momenti così, e li condividiamo online e offline.

I veri ambasciatori si fanno pagare per far pubblicità al brand. Tiger Woods è un ambasciatore per Nike, così come lo sono gli sciatori che finita una corsa imbracciano subito i propri sci di fronte alle telecamere,e vengono pure pagati profumatamente. Non c'è niente di meglio che un pasto gratis.

Mito n. 2:
Se staremo su Facebook, avremo il mondo nelle nostre mani

Adoro le storie che parlano di quanto Facebook sia grande. In termine di popolazione, è il secondo "paese" più grande del mondo.
Wow, sicuramente rappresenta un'ottima opportunità in termini di raggio d'azione, ma avere fan su Facebook non significa certo che questi noteranno il vostro brand.

Di recente, il "mondo" si è appassionato alle Olimpiadi. Di sicuro, un' ottima opportunità per conquistarlo! Ma la realtà dei fatti è che, per la maggior parte dei brand, non c'è bisogno di raggiungere il mondo intero. Sarà invece necessario raggiungere una certa nicchia di pubblico ben selezionata. Ci scommetto che la maggior parte delle aziende non avevano una strategia di marketing per le Olimpiadi e ciò è dovuto soprattutto al fatto che non hanno avuto bisogno di raggiungere tutti indiscriminatamente.

Molto tempo fa, quando stavo creando il mio primo sito web (1993), il cliente mi suggerì che voleva impostare la sua homepage in modo che, per chiunque, sarebbe stata la prima pagina visualizzata al momento della connessione online.
Nonostante fosse un'idea interessante (e, in quel periodo, il pubblico di internet era talmente piccolo che avrebbe potuto essere anche vagamente realizzabile), i brand e i servizi del cliente non erano attraenti per chiunque, e l'azienda non avrebbe mai raggiunto i suoi obiettivi.
Quindi, anche se il raggio d'azione è un elemento importante da considerare, quello di cui avete davvero bisogno è un obiettivo specifico e determinato.

Mito n. 3:
Facebook è una piattaforma utile per il coinvolgimento verso il brand

Facebook è una piattaforma che coinvolge molto le persone.
Le persone infatti condividono importanti eventi che avvengono nelle loro vite e possono seguirne altri grazie ai loro contatti; condividono foto e guardano i figli crescere; danno una sbirciatina a eventi ai quali non possono partecipare in prima persona. E poi, tutte queste hanno amici che postano troppa roba e quindi, come conseguenza, hanno dovuto nasconderli dalle loro bacheche.

Un paio di anni fa, volevamo mettere "mi piace" ad alcuni brand in modo da poter vedere che cosa offrivano.
Ma troppo troppo spesso, i brand diventavano l'amico fastidioso che posta sempre qualcosa, tanto che alla fine abbiamo deciso di nasconderli o di toglierli l'amicizia.
I brand hanno anche provato a sperimentare nuove e complesse piattaforme con molte funzionalità e strumenti per il coinvolgimento dei loro utenti, ma la verità è che oggi la cosa alla quale sono più interessati gli utenti sono le attività che appaiono in bacheca.
I portali più ricercati attraggono sicuramente un certo interesse, ma alla fine dei conti, gli aggiornamenti della bacheca sono quello che maggiormente interessa gli utenti.

Mito n 4:
La pubblicità su Facebook raggiunge tutti gli utenti

Circa la metà dell'utenza Facebook è ora presente su dispositivi mobile, che per la maggior parte non presentano pubblicità.
Ebbene si, Facebook sta lavorando sodo per portare questa funzionalità sul piccolo schermo  e sta anche cercando nuove opportunità per fare pubblicità.
Devo davvero elogiare quello che Facebook sta facendo per il mondo dei pubblicitari.
Le sue opzioni di personalizzazione sono difficili da battere, con gli acquisti pay-per-click assicura una maggiore efficienza e inoltre offre metodi nuovi ed originali per includere i vostri amici nel sistema di messaggistica.
Ma, fintanto che la pubblicità non viene integrata seriamente nel mobile, Facebook (e i brand)  si perdono grosse possibilità di coinvolgimento sulla piattaforma mobile.

Se volete davvero raggiungere le persone sul mobile, esistono molte altre opzioni che dovreste prendere in  considerazione. Anche se non ho parlato con nessuna delle persone a GM che lo scorso anno hanno presentato le loro pubblicità su Facebook, immagino che la mancanza del mobile fosse un fattore determinante per la loro decisione.

Mito n 5:
Tutti i miei follower vedranno il mio post

Ok ecco il punto più delicato. I brand postano sempre qualcosa su Facebook ma le vostre news feed non vi mostrano tutti i post delle persone che state seguendo. Di default, Facebook mostra i post delle persone con le quali avete interagito di recente oppure con le quali interagite più spesso: insomma, non mostra più ogni singolo post. C'è un'impostazione che permette agli utenti di vedere tutti i post ma non è di default, quindi penso che la maggior parte degli utenti questa impostazione non l'abbia modificata.

Oltre a questo, ho anche iniziato a notare che molti utenti stanno diventando sempre più bravi a fare una scrematura dei post. Proprio come abbiamo tutti sviluppato una forma di "cecità alle pubblicità" che ci permette di dare una rapida occhiata alle pubblicità sulle pagine web, di passare davanti ai cartelloni pubblicitari in autostrada senza notarli e abbassare il volume della radio per mettere la pubblicità in sottofondo, esiste un tipo simile di scelta attuato dalle persone che leggendo le loro bacheche  tendono a concentrarsi solo sui post che ritengono più importanti.

Speriamo che sfatare alcuni di questi miti vi aiuterà a capire meglio (o perfettamente) come Facebook dovrebbe inserirsi nella vostra strategia di brand.
Dovreste ignorarlo completamente?
Forse no.
Ma probabilmente dovreste considerare meglio le vostre priorità e il tempo che passate sulla piattaforma, per assicurarvi di non combattere contro mulini a vento.