Appelli differenti, da diverse parti del paese rimangono inascoltati.
Si sta evidenziando una spaccatura netta, una divisione che segna distanze difficilmente sanabili; abbiamo da un lato grosse fette del mondo produttivo e della cultura, dall'altro la classe politica (LA classe politica, non una sua parte o una parte politica).
Appelli ed inviti che hanno un minimo denominatore comune: l'innovazione.
L'innovazione non è una questione di tecnologia. Innovazione, oramai è condiviso, riguarda un modo nuovo di guardare a vecchie questioni.

Situazione nel mondo: si notino i paesi senza una strategia di sviluppo ict...

La politica e le istituzioni non ci sentono. Si muovono e maturano con la velocità di un bradipo rispetto ad un mondo reale che vuole risposte veloci a problemi quotidiani.
E non stiamo parlando di riuscire ad abbassare le tasse che strozzano stipendi e la liquidità delle piccole e medie aziende. Mai sia.
Qui si chiedono cambi di prospettiva.
Dalla battaglia di Wired per il nobel per la pace ad internet.
All'appello affinchè l'Italia si doti di una agenda digitale.
Passando pr le preoccupazioni sui tentativi delle grande compagnie telefoniche di far pagare il traffico dati ai giganti del web, mettendo in discussione la neutralità della struttura.
Arrivando alla legge per la liberalizzazione del wi-fi che non sembra cambiare così tanto.
(Senza citare l'utopico inserimento nella costituzione del diritto al web e all'informazione)
La situazione, a dispetto di un popolo che si muove sullo sfondo aspirando all'eccellenza ed operando - a volte - ottenendola, non è buona.

Copio ed incollo da "agendadigitale.org"

  • A livello globale la “internet economy” supera i 10.000 miliardi di dollari. (presentazione NSTIC)
  • Il Commissario per la Società dell’Informazione della Commissione Europea, Neelie Kroes, considera l’agenda digitale elemento base della sostenibilità socieconomica
  • Nel Regno Unito vale già oggi il 7,2% del PIL, più del settore sanitario, e il governo ha sviluppato il piano “Digital Britain” per garantire alla Gran Bretagna un futuro tra le maggiori economie del sapere digitale.
  • Il Giappone e la Corea del Sud sono stati tra i primi Paesi a darsi una strategia digitale.
  • Il governo tedesco ha un redatto il progetto “Digital Deutschland 2015”, nel quale, tra le altre cose, si stima che la banda ultralarga genererà 1 milione di nuovi posti di lavoro in Europa.
  • In Francia il Presidente Sarkozy ha assegnato allo sviluppo delle infrastrutture ICT 4,5 miliardi di euro, 500 milioni in più di quanto raccomandato dal rapporto strategico “Investir pour l’avenir”.
  • La Spagna si è data come obiettivo di investire in innovazione il 4% del PIL entro il 2015 ed arrivare a 150 brevetti annui per milione di abitanti.
  • In USA il Presidente Obama ha nominato per la prima volta un direttore dell’informatica e delle telecomunicazioni, un “Chief Information Officer” federale.

In Italia, fanalino di coda dell'Europa per quanto riguarda le statistiche afferenti all'utilizzo del web, all'insegnamento e penetrazione nel territorio, si tolgono 30 milioni di euro destinati ad ampliare la struttura della banda larga per finanziare la diffusione e l'informazione sul passaggio al digitale terrestre.

Mentre il presidente degli USA Obama incontra i CEO delle società che stanno facendo il mercato del web e delle nuove tecnologie (Apple, Facebook, Yahoo, Google etc...) i nostri uomini politici non sanno di cosa stiamo parlando.

Un 5-10% dei cittadini Usa non ha accesso alla banda larga e arriveranno 8 miliardi di dollari d'investimenti per le aree rurali meno redditizie per gli operatori. il 50% delle case italiane non ha accesso al web e qui si pensa che Telecom debba iniziare con la banda larga da dove c'è già da 10 anni Fastweb. In questo modo si apre alla concorrenza (si ma il resto del paese sta a guardare).

Paghiamo dazio noi, la competitività delle nostre aziende, la capacità di avere un sistema paese alle spalle in grado di supportare la crescita (ma molto bravo a frenarla garantendo la sopravvivenza di un sistema creditizio che poi strozza le imprese) ma molto bravo a ciucciare la vitalità in fieri.