Vi devo dire la verità, fuori dai denti. Avevo una gran voglia di intervistare Benedetto Motisi. Perchè? Ma come perché? Uno che su Twitter si firma Ben Kenobi e che ha fatto ha fuso la SEO con Star Wars nel nome del sito (SEOJedi) e nei servizi offerti ("Competenze stellari per il tuo business" e giù di icone di Star Wars per presentarli) merita il rispetto e l'attenzione di ogni amante di Star Wars. Cioè io ci metto il cuore nel logo. Lui la forza. A parte tutto questo Benedetto è uno che ci ragiona sulle cose che fa e che qualcosa da dire ce l'ha.

A lui le 7 domande riservate a tutti i consulenti SEO.

Benedetto Motisi consulente SEO

Domanda
1. La maggior parte delle aziende che negli ultimi 10-15 anni si è dotata del sito web istituzionale, raramente ha orientato il lavoro fatto alla rintracciabilità del sito in base ai servizi/prodotti offerti: in troppi si sono limitati al semplice sito statico di presentazione istituzionale, salvo poi lamentarsi che da internet non sono mai arrivati contatti. O troppo pochi. Quale, secondo te, il cambio culturale che devono affrontare queste aziende prima di contattare un consulente SEO?

Risposta
Il vero problema IMHO è che in Italia non abbiamo una forte cultura d'impresa: a parte alcuni casi felici (e quindi di successo), si hanno due atteggiamenti totalmente contrastanti. Si tende a non capire e non voler capire, e quindi con il rischio di farsi fregare, cosa fa il consulente fino a "sostituirsi" allo stesso, rischiando di minarne il lavoro. L'approccio ideale sarebbe: "ok, mi informo giusto quel minimo per evitare di prendere fregature e poi mi fido". Altrimenti si rischia di fare l'errore di chi si auto-diagnostica la propria condizione di salute.

2. Il marketing su web non è più un terreno da pionieri come negli anni '90: oggi è un canale di promozione, di vendita e commerciale importante dove ci sono grossi player con grandi investimenti. La piccola e media azienda rischia di essere tagliata fuori? O si puòfare SEO anche con piccoli budget? Come?

2. Se la piccola e media azienda opera esattamente nello stesso settore del grosso player, rischia davvero grosso: penso agli store di elettronica che devono competere con un Amazon. In questo caso bisogna porsi non come alternativa ma come alternativi, se sono chiaro con la sfumatura, pensando in modo laterale: cosa posso fare di diverso?
E li, si tratta di un mare blu dove anche con piccoli budget si può andare bene.
Oppure, pensando alla realtà italiana, nel caso di business locali di certo la situazione è meno dispendiosa.

3. Spesso arrivano proposte aggressive alle aziende da parte di aziende che propongono pacchetti pronti di attività SEO pubblicizzando risultati sicuri a prezzi relativamente bassi (la vostra azienda prima su Google etc..). Cíè da fidarsi? Ovvero: quali sono i parametri con cui un'azienda dovrebbe valutare l'affidabilità di consulenti SEO o agenzie che si occupano di posizionamento, per non incorrere in fregature colossali?

3. Se danno assicurazioni e risultati certi, c'è una buona possibilità che sia una fregatura. Intendiamoci, la pubblicità non è un costo, è un investimento e come tale esiste un certo rischio d'impresa.
Il consulente affidabile è quello che riesce a stimarti, in onestà, un ragionevole ROI. Il consulente davvero bravo, riesce anche a centrare sempre la stima.

4. Meglio puntare su keyword che intercettano più possibili clienti ma più competitive o puntare sulla coda lunga e su query meno competitive e meno costose? Oppure il rischio è che poi manchi uníadeguata conversione? Ovvero: meglio regnare allíinferno o tentare la scalata al paradiso?

4. Meglio essere congruenti, ovvero posizionarsi su query che sono coincidenti con l'obiettivo previsto (visite, lead generation o vendite).
Regnare all'inferno non ha grosso senso, servire in paradiso è una palla... tocca costruirsi il proprio Nirvana.

5. Il lavoro di SEO mira à a definizione scolastica - ad aumentare gli accessi ad un determinato sito. Ma la conversione del contatto in una richiesta di preventivo è qualcosa che esula dall'attività di SEO? O il professionista dovrebbe trascendere il campo ristretto dell'ottimizzazione per avere uno sguardo più ampio sul web marketing dellíazienda al fine di ottimizzare gli accessi e le conversioni, con uno sguardo alla redditività o al ritorno? Insomma, cosa dici ai tuoi clienti?

5.Il SEO non è un posizionatore fine a se stesso, o almeno non lo è più. L'ideale sarebbe che diventasse il "Custode del canale Search" che segue tutto il funnel di conversione del cliente. Questo però presuppone che abbia anche competenze collaterali o quantomeno conoscenze di UX Design, copywriting, etc.. per interfacciarsi con i professionisti con questa forte specializzazione.
Va da sÈ però che una figura così completa è molto più danarosa rispetto a un SEO old school, e quindi spesso ci si limita a fare poco più del necessario. Per carità, in certi casi non è che si fa beneficenza.

6. Monitorare il lavoro svolto da un consulente SEO. Spesso si demanda allo stesso consulente e difficilmente le piccole medie aziende, che sono la maggior parte in Italia, vanno da due consulenti, l'esperto SEO e l'analista del lavoro SEO, per l'analisi e l'interpretazione dei risultati raggiunti. Qualche consiglio per costruirsi in casa dei framework semplici ed avere dei parametri di valutazione del lavoro svolto ñ senza per questo penalizzare chi porta avanti un'attività che di regole certe ne ha poche?

6. Se manca "l'analista del lavoro SEO" si torna al punto 1 dell'assenza di cultura d'impresa. A me la parte di analytics piace un sacco ma dall'altra parte ho bisogno di una figura interna per avere evidenza di come funzionano certe dinamiche all'interno dell'azienda. Banalità: mi puoi anche chiedere un e-commerce multilingua e ci può anche investire.. ma se poi non hai una logistica preparata e non spedisci al di là della tua provincia, la colpa della mancata conversione non è del funnel del canale di ricerca.

7. Domanda libera. Una cosa che ritieni sia importante da dire ad un imprenditore in ambito ottimizzazione per i motori di ricerca. Un pensiero con cui lasciarli.

7. Il canale Search del Web, e il Web stesso non sono né una realtà alternativa, né il Far West. Si tratta di un percorso già asfaltato come una superstrada e battuto con successo da tanti player. Si può restare tagliati fuori nel proprio villaggetto polveroso, e non è detto che vada male, o iniziare a correre più che una diligenza.
Ma bisogna avere ben chiara la direzione e soprattutto offrire una soluzione a un problema irrisoluto o al quale si può proporre qualcosa di diverso.
Il Search Marketing dà del valore aggiunto... ma dev'essere pur aggiunto a qualcosa! Non è una pozione magica!