Claudio Marchetti è uno specialista SEO di quelli tosti, che non lasciano troppo spazio alle filosofie bucoliche e preferisce misurarsi con la concretezza del "certo" quando si tratta di far pagare ai clienti la sua consulenza e il suo lavoro di ottimizzazione. Lavora nella meravigliosa Malcisine, ma di romantico c'è poco nelle sue strategie che puntano a risultati consolidando link e contenuti, con un obiettivo di fondo: l'aumento del fatturato. In un mondo di professionisti che si muovono la la #WhiteHat e la #BlackHat, Claudio è l'uomo del #GreyHat. Ma non chiamatelo Mr Grey. Oppure si. Fate voi.
A lui le 7 domande che sa qualche tempo stiamo facendo ai consulenti SEO della penisola Italica.

claudio marchetti consulente SEO

Domanda
1. La maggior parte delle aziende che negli ultimi 10-15 anni si è dotata del sito web istituzionale, raramente ha orientato il lavoro fatto alla “rintracciabilità” del sito in base ai servizi/prodotti offerti: in troppi si sono limitati al semplice sito statico di presentazione istituzionale, salvo poi lamentarsi che da internet non sono mai arrivati contatti. O troppo pochi. Quale, secondo te, il cambio culturale che devono affrontare queste aziende prima di contattare un consulente SEO?

Risposta
1. Gli imprenditori, o comunque una buona parte di essi, si devono rendere conto che un sito internet rappresenta una finestra verso il mondo per la propria azienda.
Questa finestra, se ben sfruttata, è in grado di portare visibilità e un enorme vantaggio verso i propri competitor, radicati alle forme di pubblicità del passato.
Fino a quando non si renderanno conto di tutto questo, è inutile che si approccino a sedicenti agenzie che gli promettono miracolosi guadagni in pochi giorni.
Senza conoscere il proprio mercato, senza avere un obiettivo concreto e una strategia a medio/lungo termine non si va da nessuna parte.
Anche con budget importanti.

2. Il marketing su web non è più un terreno da pionieri come negli anni ’90: oggi è un canale di promozione, di vendita e commerciale importante dove ci sono grossi player con grandi investimenti. La piccola e media azienda rischia di essere tagliata fuori? O si può fare SEO anche con piccoli budget? Come?

2. Sono sicuro che si può fare SEO anche con dei piccoli budget. Le piccole e medie imprese, grazie proprio alle loro caratteristiche camaleontiche sono in grado di sfruttare al meglio anche piccoli budget.
Negli ultimi tempi, sto curando sempre più consulenze con piccole realtà, che anche con budget risicati (ma proporzionati al lavoro da svolgere) riescono ad avere dei risultati più che soddisfacenti. Sia dal punto di vista della visibilità, sia dal punto di vista del ritorno economico.
Collaborando direttamente con il cliente, si può sviluppare una strategia ibrida, in cui agenzia e azienda lavorano in sinergia alla riuscita del progetto.
Solo una stretta collaborazione, tra consulenti e azienda può portare a degli ottimi risultati duraturi nel tempo.

3. Spesso arrivano proposte aggressive alle aziende da parte di aziende che propongono pacchetti pronti di attività SEO pubblicizzando risultati sicuri a prezzi relativamente bassi (la vostra azienda prima su Google etc..). C’è da fidarsi? Ovvero: quali sono i parametri con cui un’azienda dovrebbe valutare l’affidabilità di consulenti SEO o agenzie che si occupano di posizionamento, per non incorrere in fregature colossali?

3. Il mondo è pieno di seducenti venditori, pronti a vendere frigoriferi agli eschimesi. Prima di affidare la propria visibilità a un’azienda o a un professionista, è sempre meglio prendersi del tempo e verificare se ha le competenze necessarie per svolgere il lavoro.
Inoltre, potrebbe essere una buona idea mettersi in contatto con alcuni dei clienti che ha nel portfolio; per verificare se effettivamente ha svolto il lavoro.

4. Meglio puntare su keyword che intercettano più possibili clienti ma più competitive o puntare sulla coda lunga e su query meno competitive e meno costose? Oppure il rischio è che poi manchi un’adeguata conversione? Ovvero: meglio regnare all’inferno o tentare la scalata al paradiso?

4. Di solito, ma ogni lavoro di posizionamento è da prendere in considerazione singolarmente, un mix tra le due tipologie di keyword porta dei buoni risultati.
Chiedo sempre l’accesso agli account dei Web Master Tool e di Analytics prima di iniziare un nuovo lavoro; proprio per verificare il lavoro svolto dal precedente professionista e determinare se ci sono keyword o gruppi di keyword che possono migliorare la visibilità di un sito internet.

5. Il lavoro di SEO mira – a definizione scolastica – ad aumentare gli accessi ad un determinato sito. Ma la conversione del contatto in una richiesta di preventivo è qualcosa che esula dall’attività di SEO? O il professionista dovrebbe “trascendere” il campo ristretto dell’ottimizzazione per avere uno sguardo più ampio sul web marketing dell’azienda al fine di ottimizzare gli accessi e le conversioni, con uno sguardo alla redditività o al ritorno? Insomma, cosa dici ai tuoi clienti?

5. È inutile portare solo traffico al sito del cliente.
Oltre a vedere aumentare gli accessi, ogni azienda che si rivolge a una figura come la nostra è interessata a vedere incrementare gli introiti dal proprio sito internet.
Se le soluzioni proposte non portano un reale guadagno (in termini di vendite, iscrizioni alla newsletter o qualsiasi altro obiettivo prefissato con il cliente), l’investimento fatto dall’azienda sarà visto come un’azione negativa per il proprio bilancio.

6. Monitorare il lavoro svolto da un consulente SEO. Spesso si demanda allo stesso consulente – difficilmente le piccole medie aziende, che sono la maggior parte in Italia, vanno da due consulenti, l’esperto SEO e l’analista del lavoro SEO ;) – l’analisi e l’interpretazione dei risultati raggiunti. Qualche consiglio per costruirsi in casa dei framework semplici ed avere dei parametri di valutazione del lavoro svolto – senza per questo penalizzare chi porta avanti un’attività che di regole certe ne ha poche?

6. Chi lavora in maniera professionale fornisce dei report chiari e di facile lettura.
In questo modo, il cliente riesce a capire il valore dell’azione svolta dal consulente e con il tempo, aumenterà la propensione a dare maggiore libertà alle strategie che gli sono proposte.

7. Domanda libera. Una cosa che ritieni sia importante da dire ad un imprenditore in ambito ottimizzazione per i motori di ricerca. Un pensiero con cui lasciarli.

7. Essendo io stesso un imprenditore, nel corso degli anni ho capito che affidare le entrate della propria azienda a un solo canale di vendita è la cosa più sbagliata che si può fare.
Quella che noi riteniamo essere la gallina dalle uova d’oro, alla fine finirà di esserlo. Se non siamo stati proattivi, creando una seconda (o meglio ancora una terza) strada da percorrere, rischiamo di trovarci in seri problemi.
Il web, con il passare degli anni, diventerà sempre più un canale di vendita di cui non si potrà fare a meno.
In ogni caso, è sempre meglio differenziare i propri canali di vendita; affiancando anche altre strategie più tradizionali e/o alternative.