Sono reduce da una due giorni di corso sui social network per le aziende organizzata da Apindustria Vicenza e Webduepuntozero.it.
Una platea di una cinquantina di persone 8 ore al giorno, ricca di commenti, idee, entusiasmo e voglia di trovare strade per dare voce e visibilità alle loro aziende e prodotti. Dalla banca all'orafo, dalla startup di moda all'azienda che si occupa di automatismi industriali, dalla gelateria alla meccanica di precisione.
Gli argomenti che abbiamo toccato sono andati dall'introduzione al mondo del business con i social network, per arrivare alla spiegazione di tutti gli elementi di Facebook e di Twitter, fino agli strumenti per la gestione dei contenuti.

A me è toccata ovviamente la parte un po' più pallosa e meno entusiasmante, o almeno così la percepisco io: nessun video, pochi discorsi di filosofia...molta pratica, zero fuffa.

Abbastanza sicuri dell'utilità pratica del corso che abbiamo messo in piedi (io ed Alberto Serafin), con l'obiettivo dichiarato di scendere nella realtà veneta - fatta di b2b a volte spinto e da piccoli imprenditori spesso lontani da un computer durante la giornata - non mi aspettavo comunque una reazione così "forte" della platea.

Mi sembrava di rivedermi dopo la lettura dei primi numeri di Wired o subito dopo aver scoperto che ci si poteva installare un software gratuito su un server per partire con un e-commerce: "ce la possiamo fare", dicevano gli occhi delle persone che hanno partecipato.

Ce la possiamo fare...cosa?

Possiamo diventare globali, possiamo diventare un'azienda che produce contenuti, possiamo abbandonare l'immagine aziendale e concentrarci sul carattere e sulla personalità della nostra realtà, possiamo finalmente iniziare a dialogare con il mondo.

La bella notizia è che questo è tutto vero, i loro sguardi non stavano sbagliando.

Non servono grossi investimenti per entrare nel mondo social (da Instagram a Facebook, passando per Twitter ed altro): serve soprattutto una grande originalità nella produzione e nell'approccio ai contenuti.

E sono convinto che il nordest su questo abbia molto da dire, se non vincerà la paura di mettere in discussione vecchi modelli di comunicazione che s'incentravano sull'azienda motore di tutto e che si beava di essere "leader in qualcosa" - modelli che comunque non hanno mai attecchito più di tanto qui da noi.
Il dialogo e il rapporto più terra terra tra essere umani mi sembra molto intrecciato con le corde della piccola e media azienda che forma il tessuto connettivo del Veneto e dintorni.
E' giunto il momento di chi ha davvero i contenuti: e il primo contenuto è il prodotto.
Le nostre aziende non hanno tanta fuffa, hanno molto più prodotto.
Da sempre.
Fate parlare i vostri prodotti e vincerete.
Ovvio che devono parlare un linguaggio suadente e in grado di farsi capire dagli interlocutori.
Ma per quello continuano ad esserci le agenzie di comunicazione.

Le aziende che sono venute al nostro corso la settimana scorsa hanno dimostrato d'aver capito che il mondo della pubblicità sta cambiando (è cambiato!) e di avere voglia di mettersi in gioco in questa nuova comunicazione.

E tu credi che la tua azienda possa ancora prosperare senza occuparti di questo aspetto?