Ho trovato una'interessante lettura estiva questo articolo di Lisa Galarneau (Web: http://lgalarneau.webs.com - LinkedIn: http://www.linkedin.com/in/lgalarneau) che fa una riflessione sui social network differente rispetto alle banalità che si leggono generalmente sulla stampa generalista. Una riflessione sul "cosa sono diventati" ma che tenta di spiegare "cosa sono" e cosa "dovrebbero diventare."
Che ne pensate?

Proposte per il futuro dei social media, di Lisa Galarneau

È una cosa molto triste rendersi conto che, nel nostro mondo, è soprattutto grazie ai conflitti e ai disastri che scopriamo più cose su noi stessi e sulle nostre connessioni con gli altri.
L'ho percepito in modo palpabile negli ultimi mesi ed anni seguendo il flusso e riflusso di tantissime conversazioni, sia su argomenti banali sia di fondamentale importanza.

Non esiste nulla di più difficile di cui parlare della disperazione e lo shock delle persone in pericolo e dei loro cari che si preoccupano per loro. Nell'occhio di questo ciclone, i social media emergono con tutta la loro curiosità: guardate cosa stanno facendo le persone! Una volta che certi strumenti vengono creati essi già sono lanciati verso il loro fine ultimo.
Se chi li ha creati è fortunato, forse diventeranno un fenomeno globale.

Chiunque può avere una voce (che ci sia qualcuno ad ascoltare non è importante). Possiamo connetterci alle persone in diversi luoghi. Questo è quello che abbiamo in mano adesso.

I social media sono socializzazione, oppure sono qualcosa di completamente diverso?

I social media sono la vita in diretta.
Detto senza mezzi termini.
Generalmente non hanno censure né senza filtri.

Ci chiedono di prendere delle decisioni su quali news seguire, su quali voci far risuonare, e quali invece emarginare.
I redattori di questi nuovi media sono principalmente individui, e ognuno di essi decide cosa è rilevante o interessante.
Troppo spesso queste persone si dimenticano di pensare ai pubblici che potrebbero ascoltarli e, al contrario, creano qualcosa di indipendente, che emerge dalle loro stesse passioni e ispirazioni.
Questo in linea generale, è questo che li rende così speciali, in una cultura inondata da messaggi aziendali perfettamente modellati dalle grandi aziende e dai governi.
I social media possono assicurare l'autenticità e la connessione che a volte sentiamo mancare nelle nostre giornate così piene di impegni.

Probabilmente, la cosa ancora più importante è che i social media ci permettono di creare connessioni per tantissimi motivi diversi, e a volte in modi assolutamente inaspettati.

Una delle cose che preferisco di internet è la possibilità di restare in contatto con amici che ho conosciuto in giro per il mondo.
Sono una di quelle persone che viaggia piuttosto spesso.
Molti di noi lo fanno.

Una delle mie nonne, nata nel 1904, si trasferì in California nel 1920: lei rimaneva in contatto con i suoi parenti in Kansas con lunghe catene di lettere che venivano passate da persona a persona.

Ogni persona nella catena leggeva la lettera dalle mani di altri, poi aggiungeva la propria missiva e l'intero processo ricominciava di nuovo.
Ho provato a leggere una o due di quelle lettere quando ero ragazzo, ma erano talmente piene di dettagli piccoli e troppo specifici che le ho messe subito via.
Questo è il lato negativo presente anche nei social media.

Un recente meme nell'antropologia dei cyborg è una nozione chiamato "intimità d'ambiente".
Si riferisce a un' oscura tela di contatti che tutti manteniamo, senza però dare la giusta attenzione a nessuno di essi.
È come quando date una lettura veloce ai titoli dei vostri giornali preferiti (digitali o cartacei) e il processo che sta dietro alla raccolta di piccoli campioni di informazione sulle vite delle persone.
Dettagli che nessuno avrebbe mai pensato di condividere fuori dalla sfera familiare sono ora una storia personale visibile da un insieme disomogeneo di persone composto da famiglia, amici, colleghi, "amici di internet", conoscenti e persone che potreste conoscere.
Se solo potessi trasformare la loro identità digitale in un'identità fisica!

In giro per il mondo mi sono resa conto che, ormai, lo noto chiaramente quando le persone hanno un contatto visivo con la sottoscritta, visto che mi sono ormai abituata ad incrociare persone con gli occhi bassi, concentrate su un qualsivoglia tipo di schermo.

Il mio non vuole essere un giudizio sulla tecnologia, e nemmeno una negazione del suo potenziale...inserirei questo problema nella categoria di "conseguenze inaspettate".

I social media sono software "in prova", un categoria che include una serie di esperienze che stanno chiaramente emergendo (pensate a video game come the Sims vs. i giochi che guidano esplicitamente il giocatore in un percorso narrativo).

Ci sono connessioni e riconnessioni, idee approvate da tutti e idee controverse.
Ci sono anche camere di risonanza delle varietà dell'auto-selezione e della scelta-per-te.
Come una città, su internet avete dei buoni e dei cattivi vicini di casa, vandali, persone assillanti e svitati, ma anche gli esempi più straordinari di comunità che molti di noi abbiano mai visto.

Se tutti siamo connessi, allora perché io non mi sento connessa?

In questi ultimi due anni ho provato a non usare un cellulare.

O, almeno, ho provato a non averne uno sempre carico, o nel quale mi sentissi obbligata a controllare costantemente la segreteria telefonica.
Io sto molto online, devo ammetterlo, e se le persone vogliono stare in contatto, beh non mi sembra che sia così difficile.
Tuttavia, spesso ho questa sensazione che io e i miei amici siamo delle mine vaganti (e in effetti spesso la situazione è questa, specialmente se molti dei vostri amici vivono in fusi orari diversi).
Stare aggiornati su dove si trovano i miei amici al giorno d'oggi è complesso...
Dovrei chiamarli?
E se fossero occupati?
E se li stessi interrompendo?
Un messaggio magari?
Riesco a spiegare quello che vorrei in un messaggio?
Un instant message?
Non sono collegati, o sono invisibili oppure sono occupati, non vogliono che la gente li disturbi con messaggi istantanei quando in realtà vogliono soltanto controllare le loro email.
Ok dai, nessuno usa più le email...magari controllo Facebook, Myspace, Linkedin e Quora.
Qui trovo una scia di impronte digitali ma, cavolo, non c'è nessuna icona "Sono disponibile". Prenoto un appuntamento via email o segreteria telefonica, in modo da poter finalmente parlare con il mio amico.
Mi sento un po' una cyber-stalker.

Bene, io conosco molte persone.
Forse posso trovare qualcun altro per aiutarmi a razionalizzare la situazione delicata nella quale mi trovo...ma dove? Come? Voglio davvero far sapere a tutte le persone che ho su Quora, Facebook o Linkedin la confusione che ho in testa?

Quando facevo ricerca sui giochi online, uno o due amici che avevo mi usavano come consulente personale, anche se in realtà non ci conoscevano fuori dal contesto del gioco e dei nostri avatars.
Nel caso ve lo stiate domandando, è raro che le mie varie scorribande online si traducano in incontri reali.
Sicuramente non organizzo incontri con persone casuali conosciute su internet, anche se a volte ho l'impressione che ci siano dei poveri diavoli che hanno soltanto bisogno di un po' di attenzione.
Mi piacerebbe invitarli a cena, ma ormai non si fa quasi più.

Il mondo è peggiorato oppure abbiamo semplicemente alzato il volume della nostra voce?

Succede spesso che in tempi difficili le persone inizino a credere che stanno per arrivare grossi grattacapi, forse per colpa di qualcun altro, magari a causa della realtà virtuale o di altre inquietanti strade che le nostre vite fisiche di concedono.
Ho citato in un post precedente quanto sono rimasto scosso dai recenti terremoti in Nuova Zelanda.
E ora, solo qualche settimana dopo, anche il Giappone è stato devastato. #PrayForJapan è un meme costante, così come lo sono le richieste delle persone in Giappone che chiedono di avere informazioni sui propri cari. Noi tutti ci stringiamo a loro, perché siamo diventati una coscienza globale. O forse lo siamo sempre stati, anche se ci sono sempre mancate le possibilità di comunicazione che oggi rendono queste interazioni così semplici e simultanee.

Qual è la soluzione?

Sono arrivata alla conclusione, durante le nostre discussioni sui social media, che dobbiamo essere più consapevoli di diverse cose.

1. Queste tecnologie stanno ancora muovendo i primi passi (almeno per come si presentano oggi), anche se abbiamo già raggiunto un'instabile pre-adolescenza con altre opzioni quali le email e i forum. Probabilmente non possiamo neanche lontanamente immaginarci le possibilità che ci si presenteranno davanti da qui a 5 anni.

2. Anche se effettivamente sappiamo quali tecnologie saranno disponibili per noi, è impossibile prevedere esattamente che cosa le persone ci faranno con esse.
Questo è il bello delle conseguenze inattese, quando gli esseri umani fanno cose più straordinarie ed utili di quanto potremmo mai pensare. Questo significa che stiamo evolvendo, ed è una buona cosa.

3. Si può essere simultaneamente tecnofili e scettici quando pensiamo alle scommesse sul futuro. Immaginiamo il futuro che vogliamo e cerchiamo di costruircelo fin d'ora.
Certo, prendiamo un po' di ispirazione da Facebook e Twitter, ma non sentiamoci in obbligo di replicarli, o anche soltanto di usarli, se sentiamo che i nostri bisogni sociali e informativi possono essere soddisfatti in un altro modo. Presto, si presenteranno delle possibilità maggiori e migliori .
Noi stessi dovremmo plasmare delle visioni collettive e mantenere certe promesse fatte, crisi economica o meno.

4. Stiamo raggiungendo un punto nella nostra evoluzione tecnologia in cui abbiamo bisogno di un cambiamento profondo. Per molti anni delle persone appassionate hanno immaginato e creato incredibili tecnologie che apprezziamo e ci promettono di migliorare ed ampliare gli orizzonti delle nostre vite.
Comunque sia c'è un problema fondamentale in questo approccio.
Concepire tecnologie e poi cercare di trovare dei pubblici per esse (costruitele e poi arriverà chi le utilizzerà) è un approccio che si sta lentamente ma inesorabilmente allontanando da posizioni che considerano in primo luogo le persone, e poi costruiscono tecnologie che si adattino a loro, piuttosto di richiedere che siano le persone ad adattarsi a queste stesse tecnologie. Perché quello che succede è che in questo mondo che gira intorno alla tecnologia, noi sviluppiamo disfunzioni per gestire le nostre disfunzioni, e ciò crea problemi di non poco conto.

5. L'attenzione e l'influenza sono la moneta di scambio dell'interazione. Queste non sono cambiate per secoli. Noi daremo attenzione per ottenere attenzione (online o in altri contesti). In un mondo governato dai dati, la nostra attenzione verrà attirata in maniera più o meno sapiente e noi potremmo persino monetizzarne un po', come dei veri esperti.
L'abilità di identificare le informazioni essenziali e la comprensione di come esse sono organizzate ci permetteranno di capire al volo ciò che è influente (quello che gli status sui vostri social media o sul vostro posizionamento nei motori di ricerca dicono di voi) separare l'utile dall'inutile, al posto di fluttuare in un caos di informazioni.
Noi facciamo dei favori (costruiamo, scriviamo, connettiamo, inviamo link) con l'improbabile aspettativa che ci sarà un karma pronto a ripagarci degli sforzi.
A malapena ci interessa se la nostra causa (a volte solo grazie a internet) viene appoggiata, e possiamo vedere chiaramente i processi di causa effetto in una meravigliosa azione collettiva.

William Shakespeare disse "se potete guardare dentro i semi del tempo, de dire quali chicchi germoglieranno, e quali no, parlate".
Allora faccio una previsione: ci saranno delle conseguenze impreviste che non possiamo lontanamente immaginare.
Alcune persisteranno, altre no.
Dobbiamo soltanto metterci ad ascoltare e a guardare.
Qualcosa di rivoluzionario potrebbe succedere, ma non lo potremo sapere ancora per un bel po'.

Nel frattempo, immagino che il primo ministro Edeno e altri stiano facendo sogni tranquilli, cullati dalla ninnananna della solidarietà e dell'amore globale. Noi ci connettiamo perché possiamo, noi possiamo perché ci connettiamo.

[fonte: http://www.jeffbullas.com/2011/03/15/5-insights-on-the-future-of-social-media/]

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