Valore. Ho già parlato in precedenza di cos’è il valore nel web marketing e, in particolare, nel content marketing: il valore è la soddisfazione del bisogno dell’utente, sia esso generato da informazioni (come un blog che ti spiega come fare o cos’è, quando cerchi informazioni, siano esse testuali, video o immagini) o da utility (un configuratore che calcola la spesa del gas per una determinata abitazione, un homebanking…). Ne ho parlato diffusamente qui di cos’è il valore nel web.

Ora veniamo alla parte speculativa e teorica di questo post: assumiamo che Google è interessata a restituire risultati che contengono un "valore" per chi fa una determinata interrogazione (aumenterebbe il grado di soddisfazione no?).
Come si fa a stabilire il valore di un elemento su web?
O meglio: in che direzione si sta muovendo Google per poter determinare il valore di un contenuto?
Esiste una teoria del valore, uno schema ripetibile che non sia semplice poesia, che un algoritmo evoluto può, in qualche modo, identificare?
Cioè…quali elementi può - e potrà - utilizzare questo programma per determinare anche il valore, per aumentare la capacità di comprendere di Google, aggiungendo quindi il valore all’autorevolezza e alla reputazione?

Premessa: non credo che il valore sia un elemento che determina in modo brutale e secco il posizionamento. I link in entrata, per un nuovo progetto, sono sicuramente una tattica più veloce, "sicura" e garantita.
Ma per un sito con una certa autorità su un determinato settore, il valore può costituire quel quid in più scheda una marcia in più per il posizionamento dei contenuti.

Gli elementi a disposizione di Google per determinare il posizionamento in SERP

Proviamo a vedere quali elementi ha a disposizione il suo software/algoritmo per questo difficile compito. E se si prestano alla misurazione del contenuto valoriale o meno.

1# I link in entrata

Già. I link in entrata.
Più sono e meglio è.
Più arrivano da pagina con contenuti più attinenti.
Più è importante ed autorevole è il sito che link, più sono importanti
Se sono troppi e troppo velocemente potrebbero portare ad una penalizzazione perché costruiti in modo non naturale.
etc…
La sappiamo tutta oramai sui link in entrata.
Un gran segnale per determinare l’importanza e l’autorità di quella pagina. Ma corrisponde anche un “valore”? No, il valore non si deduce esclusivamente dai link in entrata.
Si deduce che stai dicendo una cosa interessante su quel determinato argomento.
Si deduce che qualcuno ti sta dando fiducia.
Si deduce che altri ti conoscono e linkano te in quanto ti considerano autorevole in materia.
Ma il valore no.
Possono contribuire in parte a determinarlo, ma non è una condizione bastante.
Non oggi, dove gran parte dell’attività del consulente SEO si basa anche sulla costruzione di link in entrata con la partecipazione a directory, guest post su altri siti, costruzione di network di siti atti a linkare (direttamente o indirettamente, con la costruzione dei così detti PBN - Personal Blog Network) e portare autorità al sito da posizionare.
Google lo sa. E per quanto faccia, è difficile stabilire quando il link è naturale o meno. Fa fatica un umano, figurarsi un software.
La soluzione migliore? Continuare a valorizzare il link in entrata, ma metterlo come variabile - per quanto importante - tra le altre.
E con l’evoluzione tecnologia degli algoritmi di ricerca mi pare ovvio che Google riuscirà a determinare in altre maniere il valore, bypassando questo annoso problema dei link in entrata che fanno diventare “innaturali” molti posizionamenti di siti, che crescono e fanno numeri solo grazie ad un’albe strategia di link e non per il valore intrinseco dei contenuti.

2# La struttura del sito

Un costrutto di categorie verticali o orizzontali, link interni tra gli articoli, la messa in primo piano di determinati contenuti etc…non costituisce alcun valore per il contenuto che si propone. Piuttosto è una facilitazione, una semplificazione, un’ordinamento che mette a suo agio il navigatore, che si sente in grado di capire dove e cosa cercare, al di la della pagina e del contenuto che sta visitando.
Ma mettere a suo agio un utente - o semplificare la vita di un algoritmo, non è un valore.
Sicuramente è un segnale di attenzione del proprietario del sito, di cura, di ordine e trasmette sensazioni piacevoli.
Ma qui, di valore non c’è traccia.

3# La velocità del sito

La velocità è un’opportunità. Di tenere ancorato il visitatore alla tua pagina mentre la carica, di fargli venir voglia di vederne altre perché ha capito in qualche modo che non avrà tempi d’attesa nello scoprire altri contenuti della tua pagina.
Ma anche qui, nessun valore sul contenuto proposto.

4# I meta tag

Il title e la description, ovviamente, non sono l’elemento centrale del valore. Sono due contenuti. E già, lo sappiamo, sono importanti perché più di ogni altro elemento, forse, contribuiscono a far capire ai motori di ricerca e agli utenti di che cosa parliamo nel nostro articolo. Bisogna farli bene, bisogna riporre una certa attenzione, metterci la keyword principale - anche per far capire che di quello stiamo parlando - infilarci o meno numeri, domande, call to action…
Ma sono i meta tag che restituiscono una metrica di valore per il contenuto?
Assolutamente.
Assolutamente no, ovviamente.

5# I dati strutturati

Che siano assolutamente utili per riuscire a passare informazioni importanti a Google, non vi è dubbio.
Che poi questo aiuti in qualche modo a posizionarsi (nelle ricerche locali e per alcune keyword che vanno inserire all’interno nei vari campi) neppure.
Ma è uno strumento, uno strumento di dialogo con la macchina, per essere certi del dato che viene passato.
Anche questo non costituite un merito del contenuto, un valore.

Gli elementi a disposizione di Google per determinare il valore...e posizionare meglio sulla SERP :)

Ok, ma da cosa allora possiamo desumere allora questo magico “valore”?

Il valore si può desumere dalla struttura logica, semantica e dalla vocazione web del contenuto della pagina html.

Molto facile per i contenuti testuali. Difficile farlo per gli altri. Quindi parlo di quelli facili. I testi.

Diciamo subito che di per se il valore non riesce a posizionare una pagina.
Forse non è neppure quello l’obiettivo nel breve termine del valore di un contenuto.

La concorrenza degli elementi sopra citati (dati strutturati, velocità, codice, link in entrata, struttura) e di altri non ricordati (user experience etc…) aiuta la visibilità della pagina e aiutano Google nel duro lavoro di posizionamento di un contenuto su web.

Ma cosa riesce a far capire a Google che quel contenuto è “un valore”? Cosa potrebbe contare sempre di più, in futuro, per posizionare la pagina?

1. La struttura logica

E’ quella che ormai viene consolidata da chi si occupa di marketing contenutistico orientato alla SEO.
Un’introduzione che verte sul tema che si andrà a sviluppare e che già ne definisce il concetto fondamentale in poche battute (ricordate la buona vecchia regola della piramide inversa?)
La definizione dell’ambito affinché tutti possano capire lo sviluppo del tema
Lo sviluppo del tema.
L’approfondimento del tema.
Una conclusione.
Il tutto, meglio se supera abbondantemente le 1.000-1.500 parole, senza che siano parole a vanvera ovviamente, ma che abbiano un senso.

2. La struttura semantica

La struttura semantica è costituita dalle frasi, proposizioni, sentenze e paragrafi all’interno di un contenuto. Inseriscono il contenuto in un contesto culturale e linguistico, definendone l’ambito, permettendo una categorizzazione dell’argomento.
Il database della conoscenza di Google viene costruito soprattutto con associazioni di parole (sia nei contenuti,link, che nelle ricerche e nelle scelte del navigatore). Google riconosce l’ambito semantico in cui si muove un contenuto e un sito, riconosce i nomi parole che vengono citati (alcuni li definiscono link offline) e sa metterli in relazione. Google vive di queste relazioni (e di link reali).
L’approfondimento verticale sull’ambito di conoscenza legato ad una determinata keyword (utilizzata in modo molto semplicistico su titolo, title, description, h1, h2…) ed esteso con correlazioni più o meno spinte, è un primo elemento per la determinazione del valore.
Quanto in profondità si estende può costituire un elemento di sicuro valore.
Perché riesce a comunicare a Google che quel contenuto approfondisce sull’ambito di pertinenza, spaziando in lungo ed in largo.
Ma non basta da solo. Bisogna condire il tutto con un altro elemento.
La vocazione di un contenuto a far parte del web.

3.La vocazione web oriented

World Wide (o Wild ;-)) Web. Ragnatela. vi ricordate vero cos’è internet?
Il web cresce con i link tra le pagine che lo compongono. Cresce molto meglio se pagine che parlando di determinati argomenti linkano altre pagine che approfondiscono temi correlati a quelli argomenti.
Questo da la possibilità a Google di inserire al meglio la nuova pagina che si crea nel reticolo, perché permette alle persone di proseguire la navigazione assecondando gli interessi e le curiosità che si creano durante la lettura e di approfondire il contenuto centrale della pagina.
I link in uscita sono l’elemento centrale della vocazione web oriented.
Ovviamente devono essere inseriti all’interno del testo in modo armonico, non piazzati tutti all’inizio o alla fine dell’articolo. Distribuiti nel testo. Naturalmente. Con un senso, essendo assolutamente certi che il tentativo è quello di aiutare il visitatore.

4. L'interazione

Come suggerisce Fabrizio Puce, un altro elemento che potrebbe essere in qualche modo misurabile e concorrere a determinare "il valore" del contenuto, potrebbe essere l'interazione.

"Uno degli elementi che bisognerebbe prendere in considerazione per poter valutare il "valore" di un articolo è l'interazione con gli utenti che esso genera. L'interazione si può suddividere in più campo: il numero di visualizzazioni, i commenti lasciati dagli utenti sul sito web, le cL'interazione

Uno degli elementi che bisognerebbe prendere in considerazione per poter valutare il "valore" di un articolo è l'interazione con gli utenti che esso genera. L'interazione si può suddividere in più campo: il numero di visualizzazioni, i commenti lasciati dagli utenti sul sito web, le condivisioni sui social ed i commenti a tali condivisioni. Mentre i primi 3 valori sono misurabili direttamente, l'ultimo è ben più ostico da calcolare, di certo maggiori saranno le condivisioni sui social network, maggiore sarà la probabilità di generare commenti.

Fornire all'interno delle proprie pagine l'elenco dei contenuti maggiormente visti (tramite widget o similari) permette di portare verso tali articoli l'utente, evitando quindi il bounce rate e fornendo contenuto interessante, secondo la malsana logica sociale del "più se ne parla, più è interessante".

Ora, questo articolo sulla teoria del metro di misurazione de valore di un contenuto, non vuole essere esaustiva, ne definitiva.
E’ un incipit. Su cui ragionare.
Se ne avete voglia...sono qui :)