Ottenere più follower sui social: valore, empatia e personalità.

Come ottenere più followers sui social? Empatia, valore e personalità

Una delle domande che mi sento rivolgere spesso è: “Come posso aumentare i like alle mie foto o ai miei video? I testi funzionano ancora sui social? Che canali posso usare? Cosa devo pubblicare? Quando?”.

Al di là della risposta classica: “Guarda che io non sono mica il mago Silvan”, è indubbio che si possono trovare delle variabili per costruire una linea di condotta, sulla quale poi potrà lavorare la creatività e sulla quale si dovrebbe innestare il progetto di comunicazione proprio di ogni brand, prodotto o azienda che vuole aumentare la forza dei profili sociali.

Non sono un grande appassionato degli orari giusti per pubblicare o un difensore di un medium rispetto all’altro. Credo che tutto dipenda dagli obiettivi e dal pubblico a cui ci si rivolge.
Quando mi approccio ad un nuovo progetto social, al di là del numero di follower, like, condivisioni…quello che è importante, secondo me, è riuscire a parlare con le persone che ti seguono. Farsi ascoltare. Avere un dialogo. Cioè, vi ricordate la differenza tra il web 2.0 e “prima”? Adesso non c’è più il broadcast e anche chi fa broadcast (come una trasmissione televisiva) cerca l’interazione dell’utente (fateci sapere cosa ne pensate su Twitter, commentate live etc…).
Quindi che cosa diamo a chi ci segue? Come lo diamo? Come ci percepiscono?

Sono domande decisamente più interessanti, secondo me, di “come posso aumentare i miei follower”.
10 follower che comprano e fanno salire il fatturato, possono essere più importanti di 1.000 dediti al cazzeggio.

Ora, in ambito marketing contenutistico il concetto di “valore” diventa determinante per ottenere visite, aumentare il grado di soddisfazione del navigatore, associare al proprio brand quelle positività che si perseguono e, non da ultimo, per migliorare il posizionamento del proprio sito sulla SERP di Google ed aumentare visite e visibilità.

Se vuoi puoi approfondire nell’articolo “Il valore come elemento di posizionamento”.

L’elemento valoriale nei social. E’ legato al content marketing?

E’ indubbio che anche nei social network e, quindi, per il social media marketing, in qualche modo entri in gioco un elemento valoriale. Che, però, non necessariamente è lo stesso con cui si muove e sul quale fa leva il content marketing, che si sviluppi su un sito aziendale o meno.
Il content marketing parte in quel caso da alcuni diffusi pensieri strategici:
– qualcuno fa le ricerche su internet per soddisfare il suo bisogno
– trova il nostro sito che risponde alle sue domande
– associa al nostro brand elementi positivi dati dalla soddisfazione di quel valore
– compra sul sito o – nel tempo – potrebbe ricordarsi di noi come professionsiti/specialisti di quel settore

Facciamo un esempio: un tutorial su come realizzare un sito web, messo in un blog, posizionato sulle keyword “realizzazione sito web gratis” e su “come realizzare un sito web gratis” ha un valore per chi cerca di realizzare un sito.
Un contenuto simile è difficile incontri una qualche forma di vitalità su Facebook, in quanto dovrebbe incontrare un’esigenza espressa del navigatore – e al momento le ricerche si fanno su Google, non su Facebook. Ho detto “al momento” non a caso. Ma al momento è prematuro.
Meno che meno questo contenuto avrebbe una vita interessante se fosse sparato su Instagram con una foto in cui viene scritto il titolo. E non solo perché manca la conversione del link, ma perché su Instagram la gente ci va per vedere foto belle ed interessanti (o per spiare le foto postate dai loro amici e conoscenti).
Trasformato in un documento PowerPoint per Slideshare avrebbe il suo senso, ma anche qui, parliamo più di complemento per l’attività di content marketing che non la ricerca della diffusione e della vitalità del contenuto proposto: qualcuno dentro a Slideshare potrebbe cercarlo e trovarlo. Anche qui…probabilmente nessuna condivisione – o poche – dato l’argomento.

L’argomento e il canale da utilizzare all’interno dei social

Già, l’argomento.
Parliamo un attimo dell’argomento

L’argomento di un sito web, può essere qualunque: prima o dopo qualcuno interessato a quell’argomento lo trovi. C’è di tutto. Anzi: sarà lui a trovare te.

Ma su Facebook? Su Instagram? Su Twitter?

Partiamo da Facebook, LinkedIn e Google plus, per il fatto di avere un elemento comune che – in modo differente – sta funzionando molto.
(No, non parlo delle foto delle vacanze del vostro account personale. Stiamo pur sempre trattando di social media marketing e social media optimization.)
Non so se esattamente possiamo parlare di “cosa può funzionare” ma piuttosto di “come può funzionare”.
Sui social – a differenza di quando facciamo delle query ad un motore di ricerca, siamo “passivi” di fronte ai contenuti che ci vengono proposti. Sulla nostra bacheca passa di tutto, tutto quello che i nostri amici scelgono di condividere in modo schizofrenico e completamente avulso da ogni logica. In mezzo a tutto quel rumore, se scorriamo il nostro stream, c’è di tutto.

Negli ultimi anni stanno emergendo però sempre di più i gruppi. I gruppi sono il luogo – restando sempre dentro a Facebook – dove possiamo coltivare le nostra passioni, trovare altra gente con i nostri interessi. Insomma, quegli angolini di Facebook dove veramente troviamo quello che ci interessa.

(Clicca qui per scoprire di più sui gruppi di Facebook)

Hanno una visibilità decisamente superiore a quella delle pagine aziendali che seguite e le aziende non possono scrivere all’interno, se non con account personali dei loro dipendenti o collaboratori. Questo obbliga le aziende a dar sfogo al “net brand” personale dei dipendenti o consulenti che parlando “in vece” o “in nome di” o, meglio e più semplicemente, come loro stessi, dipendenti della tal azienda.

In un gruppo dedicato funziona. Il gruppo giusto, vivo e trafficato, con le persone giuste è perfetto per argomenti settoriali e per farti conoscere. Spesso saranno altri addetti ai lavori – quando non concorrenti diretti – interessati ad una determinata materia, ma il gruppo di Facebook è un canale decisamente interessante per distribuire un contenuto tecnico o specifico.
Anche se comunque ha vita breve.
Non eguaglierà mai la longevità – tendente ad infinitum – della pagina web nella quale viene pubblicato.
Continuerà a poter essere cercato all’interno del gruppo dagli utenti dei gruppi, continuerà a salire sopra allo stream quando qualcuno lo commenta.
Ma il valore della partecipazione è un valore alto di questi tempi: tempo e affinità sono moneta preziosa da spendere.

Per i contenuti che spiegano e che insegnano fuori dai gruppi sono cavoli amari, come può dirvi chiunque abbia gestito pagine sociali di piccole e medie aziende senza una vocazione goliardica destinata al pubblico finale.

Il che non significa che il nostro argomento “come realizzare un sito web gratis” non possa bucare anche tra il pubblico generalista, magari – ovviamente, visto che interessa solo chi vuole realizzare un sito web da solo – senza essere propriamente virale, ma incontrando comunque favori anche “fuori dal giro”.

L’empatia come denominatore comune della condivisione che ci interessa

Spesso sui social network non è un problema di argomento, ma di quali “entità  epatiche/sentimentali” si mettono in gioco. L’empatia c’entra poco quando cerco un contenuto sul web e trovo quello che soddisfa il mio bisogno di conoscere / vedere / acquistare. Oddio, se proprio non ci si trova di fronte ad un sito che in qualche modo urta la nostra sensibilità. L’empatia c’entra invece molto quando mi trovo davanti ad un contenuto (foto/video/testo) sullo stream della mia bacheca social. Il like si muove su quello, l’affinità sentimentale di qualche genere con quello che troviamo di fronte.

E su quello si muove la spinta alla condivisione: vicinanza empatica e voglia di far vedere agli altri che noi siamo vicini a quel contenuto in qualche modo. Come se dall’empatia palesata ne uscisse qualche riprova sociale che ci legittima e che “ci fa belli” di fronte al mondo, in particolare ai nostri contatti reali o a quelli che vorremmo diventassero tali.

Ovviamente tutto viene messo sotto alla radice quadrata delle dinamiche di engagement del social network utilizzato (Facebook, Twitter, Instagram hanno decisamente regole differenti con le quali entrare in contatto).

Ovviamente all’interno dei gruppi di Facebook o si Instagram è più facile trovare persone che entrano in una relazione di empatia con quello che postiamo, vista l’affinità culturale o di interessi che emergono all’interno di un gruppo verticale, fuori dalla confusione generalista del nostro stream che ci mostra indiscriminatamente qualsiasi post del nostri contatti.

Quindi, come ottenere più follower sui social network?

In primis mi verrebbe da dire: devi avere una personalità. Quello che siamo, quello che pensiamo, quello che facciamo – e, in pratica, tutto quello che postiamo o condividiamo – va a definire la nostra sfera dell’essere. Ed è con quella che entrano in empatia gli altri utenti.

E non sto parlando di tecniche per farsi notare sui social.
Per quelle trovate su web decine e decine di articoli.
Ma è il concetto di valore del nostro account, ovvero la generazione di emozioni positive ad esso associato in chi entra in contatto con esso, che va a fare la differenza tra un profilo destinato a funzionare e uno che si limita solo ad accumulare follower di poca importanza.

L’empatia è facile da trovare con gente che opera nello stesso settore. Perché si possono avere punti di vista simili, si possono pensare cose non troppo differenti sulle questioni legate alla produzione, ai trattamenti fiscali, alla rete di distribuzione…
Questo significa però mettersi in gioco.
In un gruppo – per trovare un pubblico affine – mettersi in gioco significa soprattutto avere una voce.
Nella propria pagina aziendale, idem.

Per un brand significa parlare come un essere umano (dalla sua pagina).

Per l’amministratore delegato o per il responsabile della comunicazione, significa metterci la faccia ed “essere meno corporate”.

Perché non sempre puoi muoverti con la tua pagina aziendale, perché non sempre conviene farlo, perché spesso si hanno risultati migliori come persone.

Questo è un esempio dal profilo Twitter di Tim Cook, CEO di Apple

 

Quindi il CEO della Apple, omosessuale, prende posizione sul riconoscimento dei diritti dei Gay. Siamo sicuri che sia una cosa così differente da quello che “pensa la Apple”?
A che serve un account Twitter della Apple quando c’è Tim Cook che si fa portavoce di questi pensieri e poi pubblica foto dei fan in coda e le news sulle aperture di nuovi Apple Store?
E’ un esempio perfetto di personalità, valore ed empatia.

Io credo che quello di cui abbiamo parlato qui, sia un argomento centrale per una strategia di social media marketing, attività sui social e di un community manager. Da approfondire sicuramente sotto altri aspetti e punti di vista.

E voi che ne pensate? Ha senso parlare di valore, di empatia e di personalità alla base di un’attività social di successo?

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Come ottenere più followers sui social? Empatia, valore e personalità ultima modifica: 2015-09-24T06:21:03+00:00 da Giovanni Fracasso


 

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