consulente SEO

Lo so che provate tutte le tecniche possibili ed immaginabili per raggiungere la prima pagina di Google. Magari leggete un tutorial SEO e poi giù a darci dentro. Non mi sono mai piaciuto le forzature per scalare la SERP in modo poco armonico. Credo che tutto debba essere molto naturale: si scrive per il pubblico con parole che il pubblico capisca e che conosce (ovvero quelle che cerca), si mettono nei titoli le parole importanti, si scrive per un blog di un amico che ci chiede un approfondimento...Tant'è che poi, volendo forzare la mano, si commettono errori SEO.

Neil Patel ne raccoglie 4 su searchenegineland.com.

1. Link frutto di accordi commerciali

Il problema spiegato in modo semplice: molti uomini d’affari creano relazioni con altri uomini d’affari. Come modo di solidificare le relazioni, il business offre la pratica di creare link - di scambio - tra un sito e l’altro per portare vantaggi alla SEO e aumentare il traffico generato dai click sulla SERP.
Spesso comunque, queste buone intenzioni, i link commerciali, finisco con il penalizzare entrambi i siti.

Esempio
Ogni AM Store (e ce ne sono migliaia) vende i prodotti FaithCard. Gli accordi di FaithCard con AM Store portano a sconti sul prezzo dei prodotti, e magari a link che il sito di AM Store include un nel footer al sito di FaithCard.
Il risultato di questo click nel footer sono 16 milioni di link alla home del sito di FaithCard. Poco dopo che questo link è stato aggiunto il sito di FaithCard ha avuto una penalizzazione importante: per la velocità con cui ha acquisito tutti questi link e per la spropositata quantità di link arrivati da un singolo sito.
Il problema, poi, di FaithCard è che avevano un bel po’ di altri link che non facevano troppo bene. Ma il link ricevuto dal footer di AM Store è stato il colpo di grazia. I link a piè di pagina sono notoriamente uno scivolone per la SEO. E il loro impatto può variare da “trascurabile” a “pericoloso”.
E il danno sarebbe stato ovviamente maggiore se i due siti si fossero linkati reciprocamente. Il link reciproco p una zona d’ombra e ci si deve addentrare con estrema cautela, ovvero nel modo più naturale possibile - e non per accordi con altri - e, ovviamente, non mettere i link nel footer.

Soluzione: in questo caso la soluzione sarebbe quella di rimuovere direttamente il link sul sito di AM Store, ma restano le conseguenze della penalizzazione.

2. Programmi di affiliazione

I link degli affiliati possono aiutare la SEO o ucciderla. Tutto dipende da come viene implementata. Rand Fishkin una volta ha definito i link di affiliazione “Una brutta area grigia e fonte di frustazione per molti webmaster/SEO(siti per molti anni”.
Tutto vero e, la scelta del cliente di attivare un programma di affiliazione è fonte di grattacapi per molti che si occupano di SEO.

Il problema spiegato in modo semplice: le affiliazioni online possono essere un ottimo business perché portano clienti da altri siti in cambio di una percentuale -destinata a chi ha indirizzato con un link l’utente che ha acquistato nel sito di e-commerce (generalmente). Sono generalmente link che non portano spam e si può procedere senza paura di penalizzazione. Ma nel momento in cui parti con un programma di affiliazione, volente o nolente, può accadere di tutto.

Esempio
Un mio cliente è partito con un programma di affiliazione in fretta e velocità, senza dare indicazioni ed istruzioni dettagliate agli affiliati, che potevano, in modo anarchico, gestire come volevano la loro affiliazione.
Il programma di affiliazione era pensato per aiutare i clienti esistenti a guadagnare di più e, in contemporanea, ad aumentare le sottoscrizioni del cliente.
Fatto sta che ai clienti non è stato spiegato come implementare in modo corretto i link di affiliazione. Molti clienti, fotografi amatoriali, hanno aggiunto il link di affiliazione in homepage. Anche se non erano…link di affiliazione: si erano limitati a mettere un link generico alla home del cliente.
Si potrebbe presupporre che questi link da tutti questi siti di fotografi amatoriali abbiano aiutato molto il sito di destinazione. E invece…lo hanno penalizzato pesantemente.
Questo perché i loro siti avevano un’autorità molto bassa. E agli occhi di Google erano semplicemente link spam.
Soluzione: sono stati molto “cauti” chiedendo di rimuovere i link, perché molti arrivano da clienti in essere e questi erano anche entusiasmati dalla possibilità di guadagnare grazie a quel link.

Per gestire un programma di affiliazione:
- Utilizza un provider certificato per gestire programmi di certificazione sicuri. Sicuramente l’opzione migliore se il tuo team non ha le competenze o l’esperienza necessaria.
- Crea una landing page per grandi programmi di affiliazione. Se hai relazioni con organizzazione grandi, crea pure una landing page per ognuna di esse. Questo aiuta a proteggere il tuo sito.
- Analizza e monitora ogni link di affiliazione che ricevi, per mantenere l’integrità del sito ed essere sicuro che ogni link funziona in modo corretto.

3. Il coinvolgimento degli influencer

Generalmente funziona così: si scovano i più interessanti influencer in un determinato settore, si coinvolgono on una richiesta e si ottengono benefici come un link, l’esposizione ad un pubblico maggiore, l’aumento della credibilità…
I link ricevuti dagli influencer di peso è un gran bel beneficio che può ricevere un sito.

Il problema spiegato in modo semplice: la luce può essere preceduta da un cumulonembo. Con gli influencer con bassa autorità in quel determinato settore, i link in entrata posso compromettere il sito. Significa che, anche se gli influencer “influenzano”, il valore del link dal loro sito potrebbe non portare benefici alla SEO. Al contrario, potrebbero abbassarla.

Esempio
Il cliente “Design intergalattico” crea gioielli prêt- à-porter poco costosi per ragazze. Decide di portare avanti una campagna per ottenere recensioni positive dagli influencer. Basandosi sulla loro ricerca di mercato, i più interessanti influencer per questa nicchia è nel mercato dei blog di mamme. Le mamme con un blog influente sono state coinvolte dal “Design intergalattico” per ottenere i suoi prodotti gratuiti in cambio.
L’outreach sembra un successo. Migliaia di mamme con il blog sono state coinvolte e hanno risposto. Ma questo successo ha vita corta. Questo perché anziché selezionare gli influencer, hanno invitato tutti alla festa.

Ecco cosa è successo
- Molti blog hanno presentato articoli erano pieni di link, con 15-20 link di testo di ancoraggio dallo stesso articolo.
- Molti blog hanno presentato articoli gonfi di parole chiave, pensando in questo modo di attrarre più traffico.
- Molti blog erano pieni di pubblicità, al punto di essere già penalizzati loro stessi.
- Molti blog avevano un’autorità davvero molto bassa e i link in entrata al sito di “Design intergalattico” contribuivano alla sua svalutazione.

Soluzione: molto lavoro di pulizia.

Cosa si impara da questa lezione? Che se volete attivare una campagna di coinvolgimento degli influencer scegliete il target con attenzione. Se poi operate in una nicchia dove i blog e i siti hanno come caratteristica una bassa autorità e l’abitudine diffusa allo spam, queste sono le raccomandazioni:
- chiedete di utilizzare nofollow link (dategli direttamente in codice…)
- create una pagina specifica per la campagna.

4. Ospitate sui blog

Se lo fai nel modo giusto è una grande idea.
Il pericolo, come nel punto sopra, è capire in che blog vai a finire, non tanto nella pratica.

Il problema spiegato in modo semplice.
Matt Cutts (quello che si occupa di cose di spam per google, per capirci) ha spiegato che i post sui blog che ospitano articoli è una tattica largamente conosciuta ed utilizzata per costruire link al proprio sito. Anche da Google. E che nel tempo, verrà sempre più considerata spam.
Quindi, visto che non ha condannato la pratica in modo chiaro, ci sono ancora un sacco di ragioni per continuare a farla, soprattutto se parliamo di partecipare a blog influenti dove scrivono vari autori.
Quindi, dopo aver assorbito le sue dichiarazioni, abbiamo continuato nella pratica di post su blog ospiti, andando con i piedi di piombo.

Sfortunatamente alcuni di noi non hanno capito che non è solo un problema di siti, ma anche di nicchia nella quale si opera andando a mettere i propri articoli.
Se io scrivo di webmarketing su un sito che tratta tematiche affini, il problema non dovrebbe sussistere. anzi.
Ma alcuni non sono così fortunati.

Esempio
Ho lavorato con un individuo che ha fatto partire uno dei siti di casinò online di maggior successo in Europa. E’ una nicchia di mercato sotto la lente d’ingrandimento. Sia per motivi etici ma anche perchè un sacco di siti spammano in modo incredibile su web.
Ci sono anche modi lettimi di lavorare sulla SEO dei siti di scommesse, ma l’approccio utilizzato dal mio uomo è stato quello dei guest post su qualsiasi sito di scommesse avesse potuto trovare.
Sfortunatamente la maggior parte di quei siti erano dei grandi “spammoni” e ha penalizzato non poco il nostro sito.

Soluzione: state attenti quando scegliete i blog dove postare i vostri articoli con link di ritorno. Se si pone attenzione nella scelta del proprio vicino…non si dovrebbero proprio aver problemi.

Conclusione

E quindi, cosa fare ora. Fai fatto un casino, ti dispiace, ma devi andare avanti. Non basta andare da Google con una storia strappalacrime, per tornare indietro. La penitenza è un lavoro duro che richiede il giusto tempo per il processo di recupero.
Sono poche le persone contente di avere avuto il loro sito penalizzato. Ma conoscendo questi errori, per lo meno, questi li eviterete.

E voi…siete mai stati penalizzati da Google?

 

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