Quando si  utilizza il termine "Facebook Zero", si vuole indicare il punto d'arrivo di quella che sembra una strategia ben precisa di Facebook, negli anni, sulla visibilità delle pagine: farle sparire dallo stream degli utenti se il contenuto non viene messo in promozione. Ne parlavo l'anno scorso in questo articolo.

Se n'è accorta anche la stampa generalista che ne sta dando ampio risalto, spiegando che l'algoritmo di Facebook ora prediligerà i profili personali ai brand. In realtà oltre un anno fa la visibilità organica naturale - non a pagamento e senza condivisioni - dei post pubblicati dalle pagine era arrivata al di sotto del 2%. Parlando di ulteriori riduzioni, il passo che porta a "Facebook Zero" è molto, molto vicino.

facebook zero: marchi sempre meno visibili

 

E quindi?

Quindi non cambia nulla, è un pezzo che si va avanti così.

Restano valide sempre le solite vecchie regole del social media marketing, perché se un contenuto di una pagina viene condiviso dalle persone verrà comunque visto da alcuni dei loro contatti, aumentandone la portata senza pagare. E' ovvio che a quel punto si torna al problema dei contenuti che vengono pubblicati su Facebook, al valore che gli utenti danno degli stessi.

Ma è sempre stato un problema di contenuti. Suvvia, credete davvero che della merda che pubblicate generalmente sui vostri account di Facebook freghi qualcosa a qualcuno, anche se la vede?

Cioè, voglio dire: prima di disperarvi perché ora dovete mettere in promozione il contenuto che già prima non vedeva nessuno, chiedetevi "perché non lo vedeva nessuno".

Il dramma è, invece, che della maggior parte dei vostri contenuti, anche se sponsorizzati, non importa una beata minchia a nessuno. Qualche mi piace di compatimento dai vostri amici, qualche distratto entusiasta del like sponsorizzato, piccole nicchie di "distrattamente interessati" che vi danno un like senza neppure cliccare sul contenuto.

Del valore del contenuto ne ho parlato qui. E ne parliamo anche oggi, perché quando si tocca il tema "social media marketing" non si può eludere il discorso sul valore di quello che condividete o pubblicate. E su Facebook il valore non è quello che potreste trovare nel vostro blog aziendale, su Twitter o ad un seminario.
Qual è il valore per un utente che su Facebook decide di seguire la vostra pagina aziendale?
Perché un utente che su Facebook decide di seguire la vostra pagina aziendale dovrebbe dare il Like o condividere un contenuto che pubblicate?
E...perché quello che pubblicate su Facebook dovrebbe aiutarvi, nel lungo periodo, a vendere di più?

Quindi, ben prima di fasciarci la testa perché Facebook decide che regalarci una pagina aziendale è già troppo, e che se vuoi mostrala agli altri devi pagare, preoccupiamoci di cosa ne facciamo di questa pagina.

Perché l'engagement  in molti modi su Facebook (un contest, contenuti divertenti, offerte strepitose...), anche senza pagare a pubblicità. Ma bisogna avere alle spalle un contenuto (che può essere anche un'offerta) di indubbio valore.

Mettetevi quindi il cuore in pace. Nessun allarmismo, anche se parla il Corriere della Sera: per le pagine aziendali cambia poco (poco, non nulla...). Ma quello che deve cambiare è la vostra mentalità di approccio al canale Facebook.

Basta con la merda, pensate al valore per i vostri utenti.