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Francesco Margherita è un bel personaggio. Sarà che me lo sento affine per una formazione umanistica comune (lui sociologia, io lettere e filosofia) in un mondo che parla meglio in cobol che nel loro dialetto locale. Ha appena scritto un libro, manuale di SEO  Gardening - che DOVETE  assolutamente leggere, ed è un consiglio vivo e spassionato , davvero, non ci guadagno nulla... - ed è l'amministratore del popolarissimo gruppo di Facebook Fatti di SEO.

Ma quello che davvero qui ci interessa è che, quando cerchiamo su Google "consulente SEO", il sito di Francesco, SEO Garden, appare nelle primissime posizioni di una SERP decisamente combattuta - da esperti di "combattimenti" per conquistare un posto al sole su determinate keyword.

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Come agli altri suoi colleghi che si posizionano lassù (grrrr...), ecco 7 domande, pensando al piccolo e medio imprenditore che vuole avvicinarsi al mondo della SEO e che non sa che da parte girarsi.

DOMANDA
1. La maggior parte delle aziende che negli ultimi 10-15 anni si è dotata del sito web istituzionale, raramente ha orientato il lavoro fatto alla “rintracciabilità” del sito in base ai servizi/prodotti offerti: in troppi si sono limitati al semplice sito statico di presentazione istituzionale, salvo poi lamentarsi che da internet non sono mai arrivati contatti. O troppo pochi. Quale, secondo te, il cambio culturale che devono affrontare queste aziende prima di contattare un consulente SEO?

RISPOSTA
Quando ragioniamo in termini evolutivi o adattivi, piuttosto che in termini di switch cognitivo, dovremmo riflettere sul percorso che produce un cambiamento. La consapevolezza non arriva all’improvviso, non è come accendere la luce in una stanza buia. Negli ultimi 10 anni stiamo osservano questo passaggio, che si configura come una vera presa di coscienza. Metti un piede in acqua e senti freddo, poi piano piano ti abitui, fin quando non riesci a farne a meno. È la storia del mondo”.

2. Il marketing su web non è più un terreno da pionieri come negli anni ’90: oggi è un canale di promozione, di vendita e commerciale importante dove ci sono grossi player con grandi investimenti. La piccola e media azienda rischia di essere tagliata fuori? O si può fare SEO anche con piccoli budget? Come?

Per fare marketing digitale, soprattutto SEO, serve tempo. Un’impresa può comprare il tempo di un professionista oppure investire il proprio con cognizione. Ai tempi della pubblicità tradizionale, (che pure esiste ancora e funziona), essere visibili era una questione di muscoli più che di valore, tattica più che strategia. Oggi chiunque può ottenere grandi risultati anche senza investire soldi in comunicazione, a patto che abbia tanto tempo, quindi che sia ricco. Non si scappa”.

3. Spesso arrivano proposte aggressive alle aziende da parte di aziende che propongono pacchetti pronti di attività SEO pubblicizzando risultati sicuri a prezzi relativamente bassi (la vostra azienda prima su google etc..). C’è da fidarsi? Ovvero: quali sono i parametri con cui un’azienda dovrebbe valutare l’affidabilità di consulenti SEO o agenzie che si occupano di posizionamento, per non incorrere in fregature colossali?

Esperienza. Sia da parte di chi compra che rispetto a chi vende servizi SEO. Cerco di spiegarmi. Un imprenditore nel 2015 non può più affidarsi genericamente a chi può occuparsi di renderlo visibili sul web, ma deve avere consapevolezza delle sue necessità precise rispetto alla SEO. Occorre studiare. Allo stesso modo, un consulente SEO dovrebbe fare coming out e dichiarare apertamente cosa sa fare, cioè quali sono le sue skills principali. Dico questo perché nessuno può esser bravo a fare tutto. La SEO è una disciplina che spazia tra informatica, sistemistica, sociologia, semantica, varie ed eventuali. È follia immaginarsi che un singolo consulente possa coprire brillantemente tutte queste aree di interesse della SEO. Chi compra il tempo di un SEO, dovrebbe avere chiaro se ciò di cui necessita è uno sviluppatore, un SEO copy, uno stratega o un punk smanettone (che pure a volte risolve problemi veri), mentre dall’altra parte auspico che noi SEO riusciamo sempre più a iper specializzarci, per minimizzare il rischio di insuccesso e la sensazione di inadeguatezza da cui possiamo essere colpiti quando ci vengono proposti lavori per i quali non siamo pienamente competenti.
Si tratta di vincere la paura di essere fregati (lato cliente) e di superare quella di non riuscire ad ottenere risultati (lato SEO)”.

4. Meglio puntare su keyword che intercettano più possibili clienti ma più competitive o puntare sulla coda lunga e su query meno competitive e meno costose? Oppure il rischio è che poi manchi un’adeguata conversione? Ovvero: meglio regnare all’inferno o tentare la scalata al paradiso?

Le parole chiave continuano ad essere importanti e lo saranno sempre. Quello che dico da un po’ è che se vuoi posizionare una pagina web per una keyword competitiva, occorre indagare le intenzioni di ricerca o se preferisci le domande latenti che gli utenti pongono alla base delle domande esplicite.
In effetti, per non evadere la tua domanda, per me contano tanto le chiavi di long tail quanto quelle competitive (business o money key). Arrivare a posizionare le prime è più semplice perché la competizione è meno accentuata. Le chiavi difficili però, sono una sfida intellettuale alla quale non riesco a sottrarmi”.

5. Il lavoro di SEO mira – definizione scolastica – ad aumentare gli accessi ad un determinato sito. Ma la conversione del contatto in una richiesta di preventivo è qualcosa che esula dall’attività di SEO? O il professionista dovrebbe “trascendere” il campo ristretto dell’ottimizzazione per avere uno sguardo più ampio sul web marketing dell’azienda al fine di ottimizzare gli accessi e le conversioni, con uno sguardo alla redditività o al ritorno? Insomma, cosa dici ai tuoi clienti?

“Bella domanda. Un SEO tradizionale ti direbbe che la SEO si ferma nel momento in cui l’utente è arrivato sul sito, ma ottimizzare un sito web per i motori di ricerca non significa solo alleggerire il codice, classificare bene e pompare link buoni. Esistono i segnali indiretti, quelli che mettono in moto meccanismi virtuosi tali da retroagire sul ranking. Chi mi conosce sa che la mia visione della SEO è olistica e inclusiva. La mia SEO guarda in tutte le direzioni, perché i segnali che producono il posizionamento organico di una pagina web possono arrivare (e arrivano) da tutte le parti”.

6. Monitorare il lavoro svolto da un consulente SEO. Spesso si demanda allo stesso consulente – difficilmente le piccole medie aziende, che sono la maggior parte in Italia, vanno da due consulenti, l’esperto SEO e l’analista del lavoro SEO ;) – l’analisi e l’interpretazione dei risultati raggiunti. Qualche consiglio per costruirsi in casa dei framework semplici ed avere dei parametri di valutazione del lavoro svolto – senza per questo penalizzare chi porta avanti un’attività che di regole certe ne ha poche?

Io faccio una cosa molto semplice. Preparo uno spreadsheet in Google Drive dove ogni giorno inserisco tutte le attività svolte. Lo spreadsheet viene condiviso da subito con il cliente, che allo stesso tempo ha accesso ad analytics e ad un software per il tracciamento del ranking rispetto alle parole chiave su cui mi sto concentrando. Periodicamente ci si ferma insieme a riflettere su quello che è stato fatto e sui risultati che si sono raggiunti. Questa si chiama trasparenza e tutti i SEO dovrebbero adottarla come modus operandi”.

7. Domanda libera. Una cosa che ritieni sia importante da dire ad un imprenditore in ambito ottimizzazione per i motori di ricerca. Un pensiero con cui lasciarli.

Se sei un “imprenditore” del mondo SEO italiano, il mio consiglio è di cambiare immediatamente settore, perché la SEO non può essere affrontata con profitto in termini imprenditoriali a parte rarissimi casi. Intendo dire che le imprese che funzionano vendendo solo servizi SEO in Italia non saranno più di una decina, tenendomi largo. A loro va il mio plauso. La SEO è un mestiere artigiano, fatto di punti di vista, pratiche individuali e visioni soggettive. A dimostrazione di ciò che dico c’è il numero assai più elevato di consulenti SEO, liberi professionisti o se vuoi freelance, che come me operano ogni giorno da casa propria, nella piena comodità del telelavoro.
Siamo tantissimi, tutti Fatti… ;)

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