giovanni fracasso barack obama

Oggi stavo passeggiando con Obama, in un incontro di quelli molto informali dove si discute delle solite cose: del ruolo dei giovani nella società di domani, dell'utopia della fine del lavoro grazie alla tecnologia e di come il web abbia cambiato le nostre viste in un arco temporale tanto breve.
Obama era significativamente preoccupato della situazione dell'infrastruttura alla spalle di Internet in Italia, ma l'ho rassicurato: intanto avremo l'Enel che porterà l'alta velocità dentro alla nostre case con un cavetto. Alla parola Enel l'ho visto decisamente più tranquillo.
Ma molti erano i punti da toccare. Una delle priorità era quella di trovare un dritto su una grande domanda che assilla gli uomini più potenti della terra: "Come mai in Italia partono una serie di progetti digitali destinati al fallimento, che la stampa locale osanna e glorifica prima del debutto sul mercato, seguiti da contingenti da cybersaltati, mentre spesso non si cagano tutti gli imprenditori che riescono a sfondare nel campo digitale senza sovvenzioni pubbliche?".
Ho tentato di fargli capire che qui in Italia siamo un po' tutti amici di amici ma ho fatto fatica a non fare coincidere il concetto con quello di Mafia.
Il Presidente mi ha dato un consiglio: "Se volete fare fare come nella Silicon Valley dovete credere nelle potenzialità di internet come strumento per prendere soldi e liberare la vostra creatività".
Dirgli che ci crediamo non mi rendeva un interlocutore autorevole, per quanto io ci creda. In quanto alla nostra creatività da lasciare libera, gli ho ricordato le tasse e le gabelle burocratiche che la creatività italiana ha di fronte ogni giorno.
"Siete voi che votate, la democrazia esiste per decidere dei leader che sappiano cambiare questa situazione"
Anche tentando di rispondere a questa solenne affermazione del presidente, mi sono reso conto che i concetti portavano, alla fine, a qualcosa che per uno straniero si potrebbe tradurre in modo semplice: mafia.
Certo, tra uno scazzo e l'altro, una birra e due patatine, ho avuto anch'io un momento per chiedergli di che cosa avesse parlato a quella famosa cena con Steve Jobs, Mark Zuckerberg, Eric Schmidt e altri, ma le sua risposta che parlava di visioni di business differenti, di come il pubblico può aiutare il privato per il bene di un settore strategico e sempre più in crescita, di come l'industria dei bit possa contribuire al benessere del paese...non riuscivo a capirla, forse perché troppo distante dal concetto dell'imprenditore e del politico che si mettono a tavola assieme, che in Italia mi fa tanto mafia.
Siccome però non gli avevo mai detto nulla del mio lavoro, quando gli ho spiegato che faccio il consulente aziendale in campo web, mi fa, con una pacca sulla spalla e un largo sorriso: "E allora prendi più soldi di me". Non ci credeva quando gli ho illustrato la situazione generale di chi si occupa di web marketing in Italia, dove la gente paga senza grossi problemi - magari lamentandosi ma li paga - 50-60 € l'ora un idraulico, 100-200 € un avvocato...ma quando parla di web se ne escono con frasi: "lavorare con me ti da visibilità", "ti pago a percentuale" etc... Poi si è ricordato che lui prende come il governatore di una regione Italiana e, di nuovo, la parola mafia era quella che meglio si sarebbe adattata a spiegare la difesa delle professioni e delle tariffe/stipendi in Italia.
Siamo rimasti d'accordo che ci saremo rivisti, magari via Skype, senza birra e senza patatine, ma in un clima più rilassato e senza tante discussioni inutili come la cultura del business digital in Italia (nel senso di endemica e connaturata, slegata dai singoli casi, casi eccezionali che lui conosce a menadito, essendo proprio che ci stanno contati su una mano). Sempre che non mi veda sgranato, pur pagando io salatissimo i miei 10 Mb/s contro i suoi 100 Mb/s a prezzi stracciati.

PS: ovviamente non ho mai parlato con Barak Obama e sicuramente, se mi capitasse di farlo, sarebbe più facile parlare di figa. Forse anche più utile ai destini del mondo.