Da un po' è sbarcato in versione beta in Italia Google Shopping, che permette di confrontare prodotti, prezzi, spese di spedizione...in pratica il nuovo servizio si presta a fare concorrenza agli aggregatori/comparatori di prezzi: e sembra che l'algoritmo utilizzato da Google sia davvero funzionale rispetto a quanto proposto dagli altri.

google shooping

Lo scenario de "confronta prezzi" pare quindi destinato a cambiare abbastanza velocemente, visto la forza e la capacità  che dimostra Google quando scende in campo convinto di affermare i propri strumenti (Gmail, Android, per citarne due molto ben piazzati).

C'è però una novità, rispetto agli altri servizi di ricerca: l'arrivo del Google commerce search, un meccanismo di ricerca pensato per migliorare l'esperienza di ricerca all'interno di uno shop online, dove Google mette a disposizione la sua esperienza e la sua tecnologia in un pacchetto capace di offrire un'esperienza di ricerca di qualità a chi visita quello shop (thanks Axura :-)) che non è decisamente gratuito. I commercianti che vorranno utilizzare il Google Commerce Search devono contattare il team di Google e pagare. Quanto? Si dice che si parte da 50.000 $ l'anno.

Nella pratica succederà, grazie a questo nuovo importante attore, aumenterà l'offerta delle comparazioni prezzi, portando ancora guerra in un mercato già altamente in competizione.

Una considerazione generale sugli aggregatori e comparatori i prezzi, argomento che mi sta a cuore: se da un lato il confronto continuo al centesimo tra i differenti commercianti su web è un grande principio di libertà all'acquisto, quello che risulta chiaro è che questo mercato non avrà senso d'esistere per i nuovi prodotti quando i produttori scenderanno in campo con i loro e-commerce e con una politica di prezzi imposta al vertice.

Monclear non permette a nessuno di vendere il suo prodotto in Italia online che non sia Luisa via Roma.
E con una politica di prezzi rigida.E' ovvio che i comparatori di prezzi per Monclear potrebbero anche non esistere.
Se non per vecchi stock, usati o falsi.Il controllo da parte dei produttori della distribuzione dei loro prodotti su web, con un sito di proprietà centralizzato - unito a contratti blindati che impediscano la vendita dei loro prodotti online alla rete di distribuzione o che la assoggettino al loro controllo - è la difesa del produttore e del brand stesso dal "mercato".

Se i comparatori possono andar bene per comprare salviette senza nome e senza distinzione qualitativa,  è anche vero che stanno agli antipodi di una politica di marca che ogni produttore con delle velleità sul proprio prodotto dovrebbe perseguire.

Poi ovviamente dipende da quali logiche siamo mossi: "Monclear a prezzi bassi per tutti con una guerra all'ultimo euro" non credo sia la politica per affermare il commercio online come veicolo principale delle vendite su web.

Magari qualcuno pensa che sia democrazia. Ma questo lo renderà sempre marginale e poco remunerativo. Se sul web il consumatore va per risparmiare e non per trovare le offerte esclusive il posizionamento del mezzo non è dei migliori.

 

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