Una delle tattiche di chi vende SEO è quella di ottenere più link ad un sito (link building) con dei "guest pos" su altri blog o portali.

I guest post sono articoli che gli autori scrivono per altri siti. Per chi fa SEO hanno  lo scopo di contenere all’interno un link che rimanda al sito di cui si vogliono aumentare i link in entrata.

Detta in parole semplici: io scrivo un articolo che parla di SEO, lo faccio ospitare in un blog che parla di argomenti correlati al web marketing e ci inserisco un link alla mia pagina “consulente SEO”. Ripetendo l’operazione con decine, centinaia (o migliaia), la mia pagina si ritroverà con un sacco di link in entrata da pagine che parlano dello stesso argomento e che, linkandola, trasferiscono “autorità”.

Il tutto ha origine da una delle metriche più conosciute ed efficaci utilizzate da Google per decidere il posizionamento di un sito web sulla SERP di una determinata ricerca: più pagine di altri siti che parlano di argomenti vicini ai tuoi ti linkano, con maggiori probabilità stai dicendo qualcosa di interessante su quell’argomento. Quindi, meglio ti posiziono sulle ricerche che hanno a che fare con quell’argomento, perché, forse, stai dicendo qualcosa che gli utenti di Google, potrebbero apprezzare.

Sta in piedi no?

Ha sempre funzionato piuttosto bene.

Il problema nasce da qualche tempo a questa parte, da quando Google ha preso coscienza che questa tattica SEO si sta estendendo a dismisura, al punto da diventare una di quelle tattiche - come in passato i link acquistati dalle link farm - che influenza pesantemente i risultati delle SERP su molte ricerche, spesse volte favorendo il posizionamento di pagine che non meriterebbero quelle posizioni e quella notorietà.

Con l’aumento delle pratiche di guest posting, è diminuita la qualità dei contenuti proposti sui siti ospitanti, a discapito della quantità dei link in entrata che i professionisti SEO riescono a recuperare per i loro clienti.

A far suonare il campanello d’allarme sulla pratica dei guest post è stato l’ingegnere di Google che guida il web spam team (quello che fa di tutto per beccare chi vuole fregare Google, in pratica), Matt Cutts , che ha pubblicato un post sul suo blog consigliando a tutti di abbandonare la pratica del guest posting per ottenere link. E fa anche il discorso inverso: per qui siti che ospitano contenuti in cambio di link, occhio alla qualità, meglio assicurarsi che la reputazione della credibilità di chi lo scrive - e del sito linkato - sia buona.

Ok, ti avverto: se nel 2014 stai ancora utilizzando la tecnica del guest bolgia per ottenere link, probabilmente dovresti smettere. Perché? Perché nel corso del tempo è diventata una pratica sempre più da spammer e se sta facendo guest post in massa…beh, allora sei davvero in cattiva compagnia”.

Il mio punto di vista “etico”

Premetto: non ho mai fatto (per me o per i miei clienti) gusta post con lo scopo di ottenere link in entrata. Ho sempre pensato, e continua ad esserne convinto, che qualunque forzatura nel processo organico e naturale di crescita di un sito web sia qualcosa che prima o dopo verrà penalizzata. E anche se - in un determinato contesto  temporale - questo provoca dei vantaggi competitivi, non credo sia etico e morale cercare di “fregare” la gente con contenuti che non lo meritano.

Sono profondamente ancorato al concetto di valore per il visitatore (che nel tempo può diventare un cliente): se una pagina che voglio promuovere (per esempio vorrei mettere in una buona posizione la pagina dove propongo servizi di consulenza legati all’e-commerce quando qualcuno cerca “consulente e-commerce) arriva a posizionarsi nei primi posti sui motori di ricerca è perché se lo merita, me lo merito e, con quella specifica ricerca sono uno dei più credibili e la pagina è quella che da le maggiori garanzie a Google che si tratti di quello che le persone stanno cercando.

Le origine dei guest post e del guest blogging

I guaste post una volta erano sinonimo di grande riconoscimento, una specie di distintivo d’onore per quelli che scrivevano un articolo e questo poi veniva ospitato da un sito terzo. Di solito i guest post veniva richiesti da siti di una certa caratura ed erano questi siti che ti chiedevano di scrivere un articolo per loro: significava che eri - o stavi per diventarlo - un’autorità nella materia di cui trattava quel sito.

Più che una strategia di link building, era una strategia di content marketing per produrre contenuti di alta qualità, avvalendosi dell’aiuto di qualcuno che in quel settore aveva qualcosa da dire. Insomma, qualcosa pensato per dare un valore in più ai propri lettori.

Ad un certo punto diventa una tecnica utilizzata da chi si occupa di ottimizzazione per i motori di ricerca (SEO specialisti) per produrre quello che si è rivelato come una gran massa di spam, che dice cose trite e ritrite su migliaia di siti, tutte uguali e senza alcun valore. Con un problema ulteriore: che fanno aumentare il valore sulla SERP di Google di pagine che non lo meriterebbero, solo grazie ai link in entrata.

Il declino della qualità e la diffusione dello spam dei guest post

La qualità nella pratica del gusto bolgia è decisamente tramontata in questi ultimi anni. Sotto le spoglie del guest post c’è stata una produzione abnorme di contenuti di merda, completamente inutili al fine della conoscenza. Al punto che anche la credibilità del sito ospite viene messa in  discussione. Sia agli occhi del visitatore, che a quelli del motore di ricerca che cerca di cogliere i segnali della bassa qualità dei contenuti proposti. Infatti, se ti aspetti contenuti di qualità quando entri in un sito, e trovi una accozzaglia di post inutili, che mescolano l’insalata di quella tassonomia, senza aggiungere sale o pepe…quanto ci resti? E ci torni?

A peggiorare la situazione è che i gusti post, ad un certo punto, hanno iniziato a non essere più “guest post” nel significato originale del termine (ovvero: post scritti da qualcun altro che tu pubblichi nel tuo sito citando il sito originale dell’autore). Sono diventati spazi a pagamento: in cambio di un costo, i proprietari di siti hanno cominciato a vendere la possibilità di inserire nei loro siti gli articoli di altri, con i link che volevano e senza alcun controllo editoriale.

Babilonia.

Questo ha abbassato ulteriormente la qualità dei contenuti proposti: dovendolo pagare e chi ci bad più alla qualità del contenuto da produrre? Sto pagando lo spazio, mica devo pagare anche il contenuto da produrre o perdere troppo tempo per scriverlo, no?

I guest post - spam - saranno penalizzati?

Molti webmaster continuano ad accettare guest post perché sono ignari di tutte queste discussioni che avvengono nella comunità SEO e lo vedono semplicemente come un modo per avere contenuti sempre nuovi per i loro lettori o come la maniera di racimolare qualche soldo per il tempo speso nella gestione del loro sito. Per quanto infatti la parola SEO stia diventano diffusa e di utilizzo comune quando si parla di web marketing, non bisogna dimenticare che c’è un mondo di appassionati o professionisti di altri settori che hanno siti che con queste materie non c’entrano nulla.

Quindi, dietro alla diffusione selvaggia del guest post, ci possono essere migliaia di webmaster ignari che sono felici per i contenuti freschi che arrivano ai loro siti.

Per Matt Cutts i proprietari innocenti di siti che ospitano post spam, non capiscono davvero il potere negativo dei contenuti di bassa qualità e sono facilmente avvicinabili da spammer. E verranno sempre più penalizzati, nella loro inconsapevolezza, e nella loro incapacità di comprendere perché il traffico non aumenta nonostante tutti questi contenuti freschi.

Ci sono ancora un sacco di siti che proliferano sui guest post, non tutti sono stati penalizzati e non tutti i siti che ricevono migliaia di link da articoli ospiti sono entrati nella lista dei “cattivi ragazzi”. Anzi.

La strada per vederli sprofondare sotto il peso delle loro pratiche scorrette è lunga.

Il mio consiglio? Lasciate stare le fatiche di link popularity andando alla ricerca in massa di ospitate su siti di qualsiasi genere.

Quindi…non bisogna scrivere articoli per altri siti se ce li chiedono?

E chi l’ha detto?

Un contenuto di qualità, su un sito di qualità, scritto da un autore che Google possa riconoscere di qualità avrà sempre una ricaduta positiva sull’autore, sul sito ospitante e sul sito dell’autore - se questo viene linkato. Oltre a portare vantaggi anche sulla popolarità social.

Cosa fa la differenza tra un guest blogging spammoso da un guest blogging sano e perseguibile?
Le motivazioni.
Se le motivazioni sono quelle di prendere link in entrata e lì si fermano non potrà uscirne nulla di buono. Si lavorerà a discapito della qualità dell’articolo, della qualità del progetto editoriale ospitante e del valore che può essere trasmesso con quell’articolo.

Se invece si vuole aumentare l’esposizione del proprio nome, del proprio brand, raggiungere persone differenti da quelle della propria audience tradizionale, aveva una portata maggiore etc….alle spalle della nostra azione di guest blogging ci saranno delle motivazioni genuine, che ci spingeranno a costruire un articolo di valore unico, qualcosa di eccezionale e da ricordare per i visitatori.

Ed è quello che dovrebbe spingervi a fare guest posting.

Perché un contenuto così, aiuterà in qualche modo il vostro posizionamento globale.
Perchè quel contenuto lì piacerà non solo agli utenti ma anche a Google e a Matt Cutts.

E un link in un post simile, conterà più di migliaia di link merda che potete avere pagando contenuti merda su siti di merda.

E torniamo ad uno dei concetti basilari della SEO etica: i link che ottieni devono essere naturali, non devono essere forzati, comprati, venduti o usati con lo scopo di aumentare la propria posizione sul rana di Google. Perché è quella la sfida: posizionarsi in modo organico in maniera naturale, grazie ai contenuti e non con forzature che poco c'entrano con i contenuti e il valore che riuscite a trasmettere.

Qui sta il problema dei guest post utilizzati come tattica SEO: perdono il loro valore, vengono utilizzati in una maniera differente rispetto a quella per cui erano nati - ed era un bel modo di vederli e di utilizzarli. Quando la SEO utilizza delle tattiche per manipolare i risultati di Google, prima o dopo, verrà penalizzata. Perché l'algoritmo evolve.
E, parere del tutto personale, non si fa un bel servizio al mondo.

Perché alla base di tutto c'è il valore del vostro contenuto. Sul vostro sito o sul sito che vi ospita.