Un tema forte per chi si occupa di social media aziendale è: quanto deve essere personale e quanto deve essere corporate la presenza di un brand? Quanto mischiare la propria vita privata e quella dell'azienda per la quale si lavora? Non è un tema che ha una sola risposta. Dipende dal caso, dalla sensibilità, dalle necessità e quant'altro.
Alcuni spunti ci vengono da Mashable che ha affrontato il tema con alcuni esempi.

Se avete appena ottenuto un nuovo lavoro e state pensando di scrivere sul vostro account Twitter un ringraziamento pubblico per la vostra nuova azienda, forse è meglio che vi ricordi quello è successo a @Phonedog_noah, ovvero Noah Kravitz.

Kravitz, di professione blogger, si era scelto un handle per Twitter dopo aver ottenuto un nuovo lavoro dal sito internet PhoneDog, dedicato a recensioni e news su telefoni cellulari. Kravitz se n'è andato nel 2010 e lo scorso anno PhoneDog gli ha intentato una causa di 340.000 dollari per i 17.000 followers che aveva mantenuto dopo aver abbandonato il posto.

Non è chiaro se PhoneDog otterrà il risarcimento: una corte della California, a febbraio, ha infatti negato la mozione di archiviazione di Kravitz. Nel frattempo, lo scorso dicembre, Kravitz ha rivelato a Mashable di essersi pentito di quello che ha fatto.

Anche se il caso di Kravitz spiega chiaramente perché sui social media bisognerebbe evitare di mescolare la vostra identità aziendale con quella personale, non è detto che questa sia sempre una buona idea.

Prendiamo in considerazione, per esempio, Aliza Licht, una blogger che ha ben 385.000 followers. Molto probabilmente pochi di voi sapranno chi è, questo perché si fa conoscere con lo pseudonimo (o forse è meglio dire "nick di Twitter) DKNY PR GIRL. Alla Licht, che ha creato l'account nel 2009, è stato attribuito il merito di aver generato una serie di imitazioni nel settore della moda, come l'account @OscarPRGirl di Oscar de la Renta.

Licht, che dal 1998 lavora nelle PR di Donna Karan, ha mantenuto segreta la propria identità fino allo scorso ottobre, quando l'ha finalmente rivelata nel video di Youtube che potete vedere qui sotto:

L'handle Twitter di Licht è una via di mezzo fra il classico account pubblicitario e una normale piattaforma di social media. DKNY PR GIRL è un personaggio, come lei ammette pubblicamente, e quindi può essere considerato alla stregua di Flo di Progressive Insurance, con la differenza che il suo account Twitter è diventato famoso grazie ad una personalità travolgente e un instancabile impegno su questa piattaforma, che lei aggiorna di continuo.

"L'account è stato creato anonimo perché DKNY PR GIRL doveva essere vista come un "personaggio", per questo abbiamo scelto di usare un disegno" ci dice Licht, riferendosi all'immagine della pagina Twitter di DKNY PR GIRL. "Ma non appena ho iniziato a twittare, mi sono resa conto che su Twitter si sviluppano delle conversazioni e dunque la mia voce doveva essere coerente".
Ovviamente le persone hanno capito da subito che DKNY era, in realtà, una ragazza in carne ed ossa, anche se non è mai davvero importato molto chi fosse quella persona: erano la sua personalità e il contenuto a contare davvero. "Dato che, con il passare del tempo, l'account diventava sempre più popolare, ci siamo resi conto che mantenere l'anonimato non aveva più senso".

Nonostante la sua costante integrazione con il personaggio, Licht non rivendica alcun diritto su DKNY PR GIRL: "DKNY PR GIRL è diventato sinonimo del mio nome, ma appartiene comunque all'azienda".

Un'altra star dei social media che ha mescolato la sua identità online con quella aziendale è Richard Binhammer (meglio conosciuto con il suo nick Twitter @RichardatDell), responsabile della comunicazione strategica di impresa, social media e gestione della reputazione aziendale per Dell.

Binhamer ci dice "Nel 2006, quando ho iniziato a lavorare nel campo dei social media con Dell, il collegamento fra nome personale e nome aziendale @RichardatDell ha esplicitato chiaramente la mia identità e il fatto che io lavorassi per Dell. Ovviamente questa è stata una decisione (sia professionale sia personale) che ha funzionato bene, andando incontro anche alle politiche di trasparenza di Dell".

Come Binhamer fa notare, se nel 2006 volevate essere un portavoce pubblico per un'azienda, inserire il vostro nomignolo nei vostri profili social non rappresentava un problema. Tuttavia, nel 2012 quello che si fa più spesso è costruirsi un'identità creandosi un seguito sui social media, e poi agire in rappresentanza dell'azienda. Un buon esempio di tutto questo è Ben Rudolph, principale evangelista di Microsoft, che usa il suo nome di battesimo su Twitter nonostante utilizzi @BenThePCGuy come handle.

Inoltre, esistono due campi di identificazione su Twitter, ovvero il vostro nome e il vostro handle: potete cambiare entrambi come più preferite (a meno che non siano già stati scelti). Prendete in considerazione il caso di Ben Smith, l'ex redattore di Politico, che è entrato in BuzzFed a febbraio. Quando Smith ha lasciato Politico, ha cambiato il suo handle di Twitter da @BenPolitico a @BuzzFeedBen, ma il suo nome è ancora "Ben Smith". Il suo handle resta legato all'azienda, ma il suo brand personale su Twitter rimane lo stesso.

Mantenendo il vostro nome avete degli ovvi vantaggi. Per quanto riguarda Rudolph, se mai decidesse di lasciare Microsoft, su Twitter continuerebbe ancora ad usare Ben Rudolph, anche se l'handle potrebbe diventare (per esempio) @BentheSamsungGuy. "La forza lavoro sta cambiando, dovete già mettere in conto che prima o poi quel dipendente vi lascerà" dice Alexis Grant, giornalista e social media strategist. "Immagino che, tecnicamente, si possa cambiare l'handle quando questo succede, ma a fini aziendali, è meglio avere un handle che sia TUTTO vostro, in modo da potervelo tenere per sempre".

Come ci dimostra la causa legale di PhoneDog, questa è una questione spinosa. Se la vostra professione vi impone di comunicare con il pubblico, allora i futuri datori di lavoro prenderanno in seria considerazione il vostro numero di follower su Twitter. Si parla di grosse cifre: considerata la causa legale da 340.000 dollari, è come se ogni follower costasse a Kravitz 2 dollari e 50.

[fonte: http://mashable.com/2012/04/23/personal-professional-social-identity/]

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