Social Media

Parto da una bella cosa.
Da un bell'esempio, di quelli che ti danno fiducia e ti fanno pensare che il web è la risposta alle necessità commerciali della tua azienda. Di quelli cose che ti fanno aprire 20 profili ovunque in due giorni.

"Grazie al web la mia azienda è cresciuta di 5 volte" è un'intervista a Filippo Berto, titolare della Berto Salotti, su www.laureatiartigiani.it.
L'azienda è stata fondata negli anni '70 dal padre e dalla zio e da quando lui è alla guida ha valorizzato la qualità di produzione artigianale, grazie ad un lavoro di comunicazione e webmarketing.
E' partito da un sito più di 10 anni fa, aggiungendoci le Adwords nel 202 ed Ebay nel 203, per arrivare ad un blog nel 2004. Un e-commerce e un canale di Youtube nel 2006, Twitter nel 2008, Facebook nel 2009 e Pinterest nel 2012.*

Decisamente una storia di successo a cui fanno corollario centinaia di storie d'insuccesso.

Tutti ti presentano le storie di aziende che hanno guadagnato tramite il web e una strategia di comunicazione indovinata ma quasi mai il contraltare.
E non parlo degli #epicfail, di quei casi in cui qualcuno canna di brutto e tutto il mondo lo sa.

Parlo di aziende normalissime che con il loro e-commerce, sito, blog, pagina di Facebook o altro (stile quello che ha fato Berto Salotti) non hanno concluso un cazzo.
Sono tante, forse troppe.
Chissà a quante di queste avete dato il "mi piace", un po' per inerzia, un po' perchè convinti e queste dal web non ci cavano un ragno dal buco.

Molti sono animati dal giusto spirito.
Si affidano a qualcuna "che ne sa" e visto che altri ci riescono, partono con un progetto di capilarizzazione del web manco fosse la Coca Cola.

Ma la comunicazione, anche quella 2.0, non è spesso che la bicicletta migliore per fare la corsa. Può vincere anche uno con una vecchia bici scassata, se ha più gamba e più allenamento.

Molto di quello che c'è "di sbagliato" in tutta questa comunicazione 2.0 per le aziende è il fattore aspettativa.

Alle spalle di un buon brand ci sono elementi che contano di più: avere il giusto prodotto, avere la giusta rete di distribuzione, avere delle buone idee di marketing per condire la propria pubblicità.

Poi si cerca il canale e il modo migliore per intercettare il proprio pubblico anche con il web.

Ma il web e i social network non sono l'ultima spiaggia prima della chiusura di un'azienda. Cioè a volte lo sono ma non funziona quasi mai.

Ci vuole un progetto.
Ci vuole consapevolezza sulla relazione tra prodotto e possibili clienti e analizzare come innescare le dinamiche di contatto su web.
Ci vuole una strategia che si adatta e si corre assieme all'attività commerciale più tradizionale.
Ci vuole del sano scetticismo nei confronti dei miracoli
Ci vuole un po' di coraggio a fare scelte importanti.
Ci vuole tempo.

Ci vogliono anche un sacco di altre cose ma credo che il concetto sia chiaro.
E se non poi non è chiaro...ahia.

(Se volete leggere l'intervista integrale a cura di Elisa de Battista potete andare qui (http://www.laureatiartigiani.it/2013/04/29/grazie-al-web-la-mia-azienda-e-cresciuta-di-5-volte-filippo-berto-ci-racconta-come-ha-fatto-decollare-berto-salotti-tra-blog-facebook-e-youtube/)

 

Per CONSULENZA e FORMAZIONE per il SOCIAL MEDIA MARKETING della TUA AZIENDA clicca qui.