Mi sono sviluppato i rullini in bianco e nero per qualche anno.
Mi ero anche appassionato al procedimento, che ho trovato decisamente più interessante che non la stampa delle foto in camera oscura (un paio di cosrsi pratici sul tema non sono riusciti a far breccia nel mio cuore).
Mi ero, piuttosto, armato di uno scanner con apposito adattatore e mi digitalizzavo i negativi. Se poi avevo bisogno di stampare alcune foto le portavo in un negozio specializzato dentro ad un cd e pagavo i pochi centesimi. Anche se capitava raramente.
Preferivo postare su newsgroup, forum e siti di fotografia e raccogliere l'opinione e i commenti di amatori e non.
Poi è arrivato Flikr e condividere le proprie foto alle masse non era mai stato tanto semplice, divertente e facile.
Ma ancora si passava attraverso la macchina fotografica, digitale o meno che fosse, per arrivare a pubblicare la foto sul proprio profilo all'interno di un album.  Con l'iPhone prima ho scoperto Hipstamatic e pubblicare le mie foto su Facebook e Flickr con effetti retrò (assai elaborati da fare con Photoshop per la maggior parte di noi) per mostrare al mondo intero il mio occhio o dove ero stato è diventata una piccola soddisfazione. Elitaria e per pochi che capivano l'incredibile rivoluzione.
Instagram ha portato la condivisione sociale delle proprie foto fatte con telefonino alle masse tech.
Si ok, puoi avere l'account su Facebook, su Google + e su LinkedIn ma se non posti le tue foto con Instagram sei un pelino out.
E allora vai di tag di tutti i generi per pubblicarla su Twitter ed incontrare nuovi follower.
Niente sviluppo, nessuna correzione su photoshop, nessun valio di decine o centinaia di scatti prima dell'esposizione pubblica del proprio lavoro.
Ne va la qualità?
Dipende.
Nel senso: quando mi ritrovo in uno studio fotografico per seguire un servizio di still life non è cambiato nulla. L'Hasselblad con dorso digitale al posto di quello a pellicola. Decine di prove per trovare il come e poi decine di foto per tarare alla perfezione. E poi giù di Photoshop. E quando c'è fotografia industriale si esce con banco ottico e tutta l'attrezzatura da professionista della qualità.
Insomma, Instagram e l'Hisptaphoto sono una cosa differente.
Moda passeggera? No no, sono qui per restare ed evolvere come forma di comunicazione visiva diffusa. Sono entrati a far parte della nostra vita, assieme ai telefoni più evoluti, le email ovunque e le televisioni connesse al web.
Sostituire l'attrezzatura professionale?
Al momento no, se la fisica tiene botta un Sonnar da 150mm o un Planar da 80mm sono una cosa differente rispetto alla portabilità.
Vero che per fare belle foto ci vuole manico.
Ma "manico" ed attrezzatura sono ancora l'optimum.
Non per me, che mi limito a fotografare attivi da condividere della mia vita quotidiana. Cose che 5 anni fa mai mi sarei sognato di fare. Oggi così normale. Al punto da tenerlo in un link del mio blog, uno squarcio sulla mia vita privata da esibizionista di massa.

Ecco un'infografica che mostra come stiamo usando Instagram e che rivela anche quanto è cresciuto da quando è stato creato, due anni fa (da http://www.onlinecolleges.com/infographics/instagram-nation-infographic.html)