L'account @pontifex è quello del Vaticano: smettete di chiamarlo l'account Twitter del Papa. Almeno voi giornalisti. E' fuffa. E ce la state vendendo in tutte le salse.

Non penso debba diventare un diritto e un dovere per tutti: essere sui social network non fa parte dei bisogni primari dell'individuo. E su questo non credo ci sia motivo di discussione.
Soprattutto è difficile investire in un personal brand #socialwebsticazzi2puntozero se il "personal" che deve rappresentare il "brand" è molto lontano da questo mondo.
Non è obbligatorio presidiare i social network, e questo vale per tutti, sia che si tratti di un'azienda, di un profilo privato o di un personaggio pubblico.
Non è obbligatorio soprattutto se non si è pronti a farlo o lo si fa nel modo sbagliato.

Il web come l'abbiamo conosciuto negli anni '90 è morto e sepolto, non basta più esserci: bisogna esserci in maniera corretta, naturale, armonica, per non rappresentare una stonatura o una forzatura in un mondo che tende ad autoregolamentarsi nei rapporti tra le persone. 
Le dinamiche comportamentali dettate dall'arrivo in massa dei social network  non possono prescindere da un singolo, piccolo, ma non proprio trascurabile aspetto: la socialità. 
Socialità intesa come volontà di interagire personalmente con il pubblico con il quale "interagiamo".
E questo è molto chiaro soprattutto quando si tratta di personaggi pubblici che entrano in contatto spontaneo con persone meno famose.
Il caso, per l'appunto, di politici, attori, band musicali e....pontefici. 
Eh si, perché da pochi giorni anche il Papa, Benedetto XVI ha un account Twitter, che risponde al nome di @pontifex. 
Se avete dei dubbi sulla reale possibilità che sarà lo stesso Benedictus ad entrare nei meccanismi del social network, scrivendo di suo pugno post che trasmetteranno il messaggio divino ai comuni mortali, fate bene: è stato detto e spiegato ovunque che sarà il suo staff, che tutti i tweet verranno letti al Papa...Che, ricordo, ha 86 anni e proprio molto lontano dal tenere in mano un iPhone per twittare il pensiero del momento, fare il checkin in qualche luogo o pubblicare su Instagram la foto di qualcosa che sta vedendo.
Ma proprio molto lontano.
Altri scriveranno i tweet.
Altri li scriveranno.
Altri leggeranno al Papa le richieste da loro selezionate dall'asta #askpontifex o simile.
Altri risponderanno ai tweet.
Non c'è spontaneità, non c'è interazione, non c'è nulla.
Lì si ragiona ancora secondo le dinamiche della comunicazione 1.0 nella quale c'era l'azienda che parlava, che presentava i prodotti, che comunicava al mondo le sue news.

Perché Twitter funziona?
Uno dei motivi sta senza dubbio nel fatto che ti avvicina a persone che altrimenti sarebbero pressoché inarrivabili, i personaggi pubblici e famosi che condividono pezzi della loro vita di tutti i giorni attraverso messaggi, foto e retweet, comunicano con i propri fan e non lo fanno in maniera univoca, li rendono in qualche modo partecipi della propria quotidianità. Mostrando i loro limiti, debolezze, punti di forza.
Viene fuori il carattere, alla lunga, di una personalità pubblica, di un'azienda e di tutti quelli che twittano.

Ma voi ve l'immaginate Benedetto che si mette davanti al PC in procinto di digitare mentre pensa: "mmhhh fetiamo, cossa scrifo occi? Quale hashtag defo ussare?" 
No, perchè se c'è qualcuno che se lo immagina questo qualcuno potrebbe avere chissà quali perversioni recondite.
Ed è su questo punto che arriva l' #epicfail, per dirla con Twitter: @pontifex non sarà l'account del Papa, ma del Vaticano, che utilizzando il brand "Pontefice", gestirà in toto la comunicazione social, attraverso diversi account geo localizzati ognuno nella propria lingua. Nulla di male, appunto, ma non continuiamo a perseverare nell'errore: è l'account del Vaticano. del Vaticano.
Esattamente come il sito web del Vaticano non si chiama sito web del Pontefice, bisogna imparare a dare il nome giusto ad ogni strumento.
Ovvio ce la Santa Sede sull'inghippo ci gioca. Quello che non è ammissibile è che chi deve fare informazioni non la faccia. ahimè. Tutti a caderci come peri: il Papa su Twitter.

Barack Obama ci ha insegnato che utilizzare twitter (e i social) in prima persona quando possibile, è una tattica vincente, che coinvolge gli utenti tanto da spingerli ad interagire ed appassionarsi alla causa. 
Questa operazione rischia invece di ottenere l'effetto contrario, ovvero allontanare gli utenti da quella che potrebbe sembrare una pura operazione di marketing. 

Personalmente preferisco leggere gli strafalcioni grammaticali di @BriatoreFlavio, perché sono certo che li abbia scritti lui, condividendo un suo pensiero, piuttosto che leggere comunicazioni ufficiali del Vaticano spacciate per post del @pontifex. 

L'ho detto e lo ribadisco, il web 2.0 non è per tutti.
Magari sarà per il prossimo Papa di 65 anni il compito di essere "social".
Questo di 90 avrà tante belle qualità, immagino.
Ma non sicuramente questa.