startup italia

Uno splendido documento impaginato in perfetto stile Wired.
Enunciazioni che ci fanno sognare sul futuro di un'Italia differente, in perfetto stile Wired.

La rivoluzione dell'innovazione è qui. Un miraggio e un sogno: le startup negli ultimi 10 anni negli Stati Uniti hanno creato 10 milioni di posti di lavoro. Ce la possiamo fare. Anche il Cile grazie all'intervento di capitali esteri sta avendo un nuovo splendore. Per non parlare del Regno Unito dove c'è una legislazione economica snella e chiara (sic!). Insomma, se ce l'hanno fatta loro perchè non può farcela l'Italia?

E poi giù a spiegare cos'è una startup, cosa può fare eccetera.

Vi consiglio di leggerlo questo documento.

Se siete lettori di Wired tutti questi concetti vi risulteranno familiari.

Lo trovate qui (sono 12 mega).

C'è solo un problema di fondo.

Un manipolo di eroi e di sognatori? No, quello è tutto apprezzabile.

Il problema è quello che ci sta dietro.

Rimando ai dubbi sul conflitto di interessi all'ottimo post di Antonio Lupetti (che trovate QUI) che mi ha ispirato - soprattutto la successiva discussione su Twitter - per definire la mia posizione sul tema.

A me interessa di più notare come questo sembri un cerino acceso al polo nord.

Che incendio vi aspettate?

Voglio dire, non sto mettendo in dubbio tutta la buona volontà della "task force" (wow, che figo, altro che commissione ministeriale) ad immaginare il mondo.

Non credo nell'intervento diretto dello stato con capitali a sostenere imprese economiche.

Sono della vecchia scuola liberista: lo stato deve starsene fuori dal gioco economico, deve definire le regole del gioco e agevolare il più possibile lo sviluppo di nuove attività, oltre a far fiorire tutte quelle che si sono create in precedenza. Qualche agevolazione in più per quelle nuove che si presentano sul mercato, ma non quel tanto da essere troppo agevolate rispetto a quelle "vecchie".

Il punto base è questo: tutto il sistema deve essere agevolato, non solo le startup.

Un piano di poche decine di milioni di euro per incentivare le startup si chiama tecnicamente "fuffa".

La fuffa è in primis sulla parola startup, tanto di moda e che ti fa tanto moderno. Ma il sistema paese Italia dimostra di saper far morire queste aziende. Non basta aiutarne poche decine per un periodo iniziale per cambiare la faccia dell'Italia. Un buon piano marketing, dal punto di vista del governo. Ma lontano da quello che si dovrebbe fare per sostenere il sistema paese produttivo.

Se il governo avesse la forza di cambiare il paese (perché di questo si tratta se si vuole rendere il sistema economico, fiscale, il mercato del lavoro e il sistema contributivo in grado di sostenere nuovi e vecchi progetti) non servirebbe una commissione per farsi lucidare l'immagine: basterebbe leggere Wired con continuità e avrebbe le linee guida d'ispirazione.

La fuffa è sulla quantità di denaro: ricordo ancora l'applicazione Color (un social sharing fotografico basato sulla geolocalizzazione) che qualche tempo fa ha raccolto più di 40 milioni di dollari in finanziamenti sociali da web...Beh, è stata un disastro comunque...Lì avevamo una potenziale buona idea, avevamo i fondi, avevamo un intorno imprenditoriale non così penalizzante come l'Italia. Ma non è bastato. Alla prova del mercato è fallita drasticamente.

Le buone idee vincono e riescono a farsi valere: sia il mercato a decidere quelle che valgono.

La facilità di diventare imprenditori è una buona cosa.

Una commissione ministeriale che sceglie chi aiutare e chi no è una pessima cosa.

Elargire soldi ad un manipolo di piccole aziende che ne faranno richiesta (non credo arriveranno mai alla mia porta a bussare per chiedermi se mi interessa finanziare con quel denaro qualche nostra idea) implica che si aiuteranno solo persone che hanno tanto tempo per partecipare e progettare bandi.

E perché dovrei trovarmi, con la mia vecchia ed obsoleta azienda, a competere nel mercato con gli startupper unti dal signore?

Fuffa, appunto, per farci guardare la luna mentre la mano che non la indica è un braccio molle che non si mette al servizio dell'operatività del sistema economico Italiano.

Sarò ingenuo, ma credo che prima di voler aiutare una presunta "eccellenza" che deve nascere, vada preparato il terreno dove questa eccellenza poi potrà proliferare: nel contempo, le innovazioni legislative strutturali andrebbero a beneficiare tutte le piccole, medie e grandi aziende. O no?

Il punto dolente è che se lo dicono anche loro:

"Coloro che vogliono far
nascere in Italia una nuova
impresa si ritrovano di
fronte un sistema fiscale e burocratico gravoso."

Il piccolo imprenditore può sparire.

Arrivano gli startupper.

Anzi, alcuni.

(Concludo con una piccola proposta: se un'azienda investe per realizzare una app le spese sostenute vengono restituite sotto forma di agevolazioni fiscali nei successivi 5 anni...un po' come succede per le ristrutturazioni o i miglioramenti energetici nell'edilizia. Oppure, sempre per seguire l'esempio dell'edilizia un "piano app" che scimmittoando il piano casa permetta a tutti di assumere dipendenti per realizzare app senza pagare alcuna tassa sugli stipendi per i primi 5 anni. E tutto ciò senza guardare le dimensioni dell'azienda o quando è stata fondata...)