consulente SEO

Cyrus Shepard di Basic SEO, ama il suo lavoro. Ed è stanco di una serie di luoghi comuni alimentati dagli ignoranti che, pur non capendo di cosa parlano, sono sempre pronti a dire la loro sul lavoro degli altri, per affossarlo. Ne parla sul blog di Moz. Ma ne parla anche  Kristine Schachinger su SearchEngineWatch, con un altro spirito e punto di vista originale. A dire il vero sul web ci sono un sacco di articoli che sviscerano il tema delle bugie, falsità e maldicenze che girano attorno alla SEO. Tentiamo di ricapitolare le principali.

La maggior parte delle persone che non sanno nulla di SEO possono essere disinteressate all’ottimizzazione per i motori di ricerca, oppure curiose, se ne sentono parlare. Possono non capire tutto quello che dici quando parli di SEO ma spesso annuiscono e sorridono quando intuiscono qualcosa. I più aperti alle novità possono anche chiedere di dare un’occhiata al loro sito.

Ma ci sono anche i non “esperti di SEO” (definizione bonaria di qualcuno che ha un cugino che lavora nel marketing) che, seppure bene intenzionati ma disinformati, credono che la SEO sia una leggenda urbana, qualcosa che qualcuno vende solo per lucrare sulle spalle di chi non sa (come loro che però credono di sapere…almeno questo).

Ecco alcune di falsi miti che circondano la SEO.

1. La SEO costa poco

Quando assumente un consulente SEO o un'agenzia che si occupa di SEO non state assumendo qualcuno che cambia alcuni tag, personalizza qualche title, vomita un po' di link e twitta un po'. Forse poteva funzionare qualche anno fa. Ma questa è una triste strada che porta alla desolazione.

Non è possibile acquistare buoni servizi a buon mercato. Perché? Perché si tratta di un settore in continua evoluzione che richiede un continuo sforzo di aggiornamento a chi si occupa di SEO. Bisogna leggere, provare, modificare, analizzare. E poi c'è il lavoro per il cliente. Se uno è bravo non lo fa a buon mercato. Perché dal sul lavoro dipende il successo del progetto di inbound marketing.

2. La SEO è una truffa.

Che cosa, maledizione?

sessioni analytics giovannifracasso

L’immagine dello schermo qui sopra è quella di Google Analytics riferita al traffico organico di giovannifracasso.it ed è un andamento al quale è abituato chi si occupa di investire costantemente sulla SEO come strategia di marketing.

Purtroppo l’idea della truffa è suffragata da molti imprenditori che si fanno fregare da allettanti promesse di sedicenti SEO a 20-50-100 € al mese, con la promessa di avere la visibilità “sui primi posti dei motori di ricerca”.

Questa non è SEO.

Forse questa falsità sulla SEO deriva da coloro che cercano risultati facilmente e senza sforzo (ovvero senza spendere quello che loro considerano troppo perché non capiscono l’apporto dato dal professionista). A volte magari è facili: un sito con problemi tecnici facilmente risolvibili e un settore non troppo competitivo. Altre volte è veramente difficile, per il settore o gli obiettivi di business di un’azienda.

3. La SEO è magia come il vodoo

Chi si occupa di SEO sa che questo non è vero. Possiamo provare e rifare la stessa cosa più volte, misurare i risultati e verificare cosa accade, aspettandoci, più o meno, quei risultati. Questo perché la ricerca è basata su degli algoritmi. Gli algoritmi sono matematica. Matematica significa che si possono fare test e vedere cosa funziona e cosa no. Se la SEO fosse magia non sarebbe possibile replicare nessun risultato e tutto sarebbe frutto del caso.

Ma le performance del mio sito non sono migliorate quando ho assunto uno specialista SEO. Non potendo parlare per tutti...Magari siete stati truffati? Fissate degli obiettivi, quando cominciare a fare SEO. Questo aiuta (No, gli obiettivi non è voler essere primi con tutte le parole magiche che creano conversione). Magari scremateli. I truffatori nuotano da soli. Non avranno una grande reputazione alla voce SEO su LinkedIn, Twittero o Facebook. Di solito non parlano e non scrivono molto. Guardate anche quante altre interazioni con altri SEO hanno negli spazi pubblici. La comunità SEO è molto piccola e si vede chi è aperto e parla con gli altri. Di quelli fidatevi. Prendetevi tempo, controllate le raccomandazioni su LinkedIn (se sono bravi, non le avranno lasciate sguarnite del tutto). Verificate se hanno un sito, di cosa parlano, come ne parlano.
Insomma, non affidatevi al caso.

4. Google capirà quello che facciamo

Non, maledizione, non lo farà.

Ecco quello che molti webmaster vedono quando lasciano che i motori di ricerca capiscano da soli e si arrangino a posizionare il loro sito.

La tentazione di molti proprietari e sviluppatori di siti e quello di creare il maggior numero possibile di URL e pagine (a volte milioni, in automatico) e darle in pasto al crawler di Google, pregando che gli algoritmi misteriosi di Google indicizzino tutto al meglio.Ma anche chi si limita a fare le pagine importanti ed essenziali del loro sito non può aspettare che Google posizioni naturalmente quelle pagine nel modo migliori pensando che questo sia “meglio di fare SEO”.

Google è intelligente…ma non è magico!

Quello di cui ci si dimentica quando si costruiscono pagine su pagine per trovare il modo di posizionarsi su Google, è che Google e altri motori di ricerca cercano di imitare il comportamento umano nella valutazione dei contenuti (e nessun essere umano vuole dover districarsi tra milioni di pagine simili o duplicate) e utilizzano i segnali utilizzati dagli umani (come i link e le metriche di engagment) per analizzare e dare un punteggio a ciò che trova.

Ogni pagina consegnata ai motori di ricerca dovrebbe essere unica, preziosa e contenere tutte le indicazioni affinché i motori di ricerca possano riconoscerla nel miglior modo possibile, valutandola e posizionandola. Se non si fa questo il Search marketing è un gioco d’azzardo.

5. Abbiamo fatto SEO una volta.

Congratulazioni. Comprati un biscotto.

E’ triste vedere la caduta del traffico organico di un sito web, ma questo è quello che accade quando non ci si impegna continuamente a fare attività di SEO. Ci sono un sacco di ragioni, tra cui:

  • link degradati (link rotti)
  • pubblicazione di nuove pagine
  • evoluzione degli algoritmi dei motori di ricerca
  • la competizione del mondo che si muove davanti ai vostri occhi
  • contenuti obsoleti
  • …e altro…

Solo per una piccola minoranza di siti la SEO non ha bisogno di continui investimenti.

Per il resto, fare SEO una volta conta veramente poco.

6. Link buildink? Morto (di nuovo…)

Sigh.

Recentemente il mondo SEO ha lavorato parecchio quando John Mueller di google ha dichiarato che la link building è qualcosa che bisogna cercare di evitare.

Molti hanno interpretato in modo erroneo il significato come “la link building è male”, contro le regole e Google ti penalizzerà se la fai.

In realtà non è cambiato nulla sul principio che i motori di ricerca utilizzano l’autorità del link e il testo di ancoraggio come segnali che pesano nei loro algoritmi di posizionamento. O che la costruzione di link puliti è una pratica legittima e comprovata da parecchio tempo.

Sono sicuro che John si riferisse alla pratica manipolatrice di link building, quella portata avanti per falsare i risultati del motore di ricerca e non per aiutarlo nell’individuazione dell’autorità e del contenuto di valore.

I motori di ricerca hanno fatto passi da gigante nell’individuazione di questi link malevoli ed è qualcosa da evitare assolutamente.

7. Voglio essere al 1° posto su Google con la mia “parola magica”

No. Non ti mando a quel paese.

Anzi, faccio un esempio personale. Io vorrei essere al primo posto con la ricerca SEO, perchè vendo consulenza SEO.

Ma non sono primo. e non succederà mai, probabilmente. E, soprattutto, non è così importante.

Magari mi va meglio con la ricerca “consulente SEO”.

Sicuramente mi va benissimo con quella “consulente SEO Vicenza”, “formazione SEO Vicenza”.

Che avranno sicuramente meno click ma, sulla coda lunga, sono ricerche sulle quali possono trovare una certa redditività lavorando sulle conversioni.

La verità è che, quando crei un contenuto solido concentrato sugli argomenti che ti interessano, quasi sempre ricevi molto più traffico (e spesso migliore) proveniente dalle parole che ruotano sulla coda lunga di quell’argomento.

La magia avviene quando le visite sul tuo sito rispondono ai bisogni, al di là dell’abbinamento con le parole chiave giuste.

8. Google odia la SEO

Alcuni giorni ti senti come se fosse proprio così.

In realtà il rapporto di Google con la SEO ha molte più sfumature.

  1. Google afferma che la SEO può “potenzialmente migliorare il tuo sito e risparmiare tempo” e che molte agenzie che si occupano di SEO “forniscono servizi utili”. Google consiglia che “se stai pensando di assumere qualcuno che si occupa di SEO, fallo quanto prima.
  2. Google ha anche pubblicato una guida per iniziare con la SEO. Anche se è un po’ datata, comunque incoraggia le persone ad adottare tecniche SEO per migliorare la ricerca di visibilità all’interno del proprio motore di ricerca [Aggiornamento: oggi la risorsa non è più online...ma è rimasta online per molto tempo, probabilmente è stata tolta perché datata].
  3. Google Analytics offre una serie di report SEO. Anche se sono praticamente inutilizzabili per la quantità di dati omessi.

Quindi, se da un lato incoraggia l’ottimizzazione dei propri contenuti, odia certamente tutte le pratiche manipolative SEO. Ovvero quella SEO fatta per ingannare il suo algoritmo e creare false pertinenze, autorità e popolarità.

Pensare che Google odi la SEO - che anzi lo dovrebbe aiutare ad indicizzare i contenuti che meritano di più - deriva dall’incapacità delle persone di distinguere ltra la SEO laboriosa e al servizio del miglior risultato dallo SPAM.

9. La SEO è morta perchè…Google risponde (con le Google Answers)

E’ spaventoso, per chi si occupa di SEO, quando si fa una ricerca su  Google, vedere una risposta reale al posto di un collegamento, come nell’esempio qui sotto. E’ ancora più spaventoso quando Google ti propone schede con il meteo, calcolatrici per il mutuo, testi per canzoni, locandine ed informazioni sul film…

In realtà le ricerche aumentano e il traffico continua a crescere per la maggior parte dei settori. Si consideri quanto segue:

- Il mondo del web e l’attività di ricerca continua ad aumentare, in particolar modo nel settore della telefonia mobile. Questo significa che più utenti eseguono più ricerche, utilizzando più dispositivi.

- (al momento) (in lingua inglese) meno del 5% delle ricerche appaiono come risposta all’interno di un box.

- Un recente studio di Stone Temp, ha dimostrato che il 74,3% dei box con le risposte di Google contengono link, mentre il resto è conoscenza di dominio pubblico.

L’evidenza inoltre mostra che quando si presena un box con una risposta alla domanda, un gran numero di utenti scegli di approfondire cliccando il link al sito citato all’interno.

La gente vuole risposte, ma - per il momento - è ancora interessata a vederle nei siti web.

10. La SEO è fatta di trucchi

Davvero la pensate così? Questo è veramente triste. Qualcuno mi rende triste come un’insalata scondita.

“Trucchi” sono quelle pratiche che i professionisti della SEO chiamano male, SEO manipolatrice che ti porta - prima o dopo - alla penalizzazione. Il problema, credo, è che la prima cosa che uno sviluppatore o un responsabile marketing sente sulla SEO è qualcosa stile “mettere più parole chiave possibile sul tag title”.

E’ ovvio che se la SEO è questo, non può essere che un insieme di trucchi.

La vera SEO invece, si occupa di ogni aspetto dell’organizzazione dei contenuti e della migliore esperienza di navigazione. Questo comprende:

  • La creazione dei contenuti che fanno “reverse engineering” per intercettare le esigenze degli utenti.
  • Rendere i contenuti più rilevanti, sia per l’uomo che per i crawler dei motori di ricerca.
  • Migliorare l’accessibilità del sito lavorando sull’architettura dell’informazione e sull’esperienza utente.
  • Strutturare i dati per la comprensione univoca.
  • Ottimizzare i siti per gli standard di condivisione sociale
  • Migliorare la struttura per i motori di ricerca al fine che questi interpretino meglio i contenuti presentati sul sito.
  • Adeguarsi agli standard tecnici per aiutare i motori di ricerca a classificare i contenuti e presentarli al pubblico corretto.
  • Migliorare le prestazioni del sito web attraverso ottimizzazioni come la velocità del sito.
  • Cercare di intercettare il pubblico giusto per quel sito, aumentando l’esposizione e il traffico attraverso link e menzioni.

Ognuna di queste azioni è importante anche presa da sola. Ottimizzare i contenuti del sito web sotto ogni punto di vista significa - alla fine - fare SEO, e avrete modo di raccogliere i frutti di un lavoro simile.

11. PageRank

Oggi mi piace molto il PageRank.

Ma è ancora un mito confuso.

Il PageRank è stata una soluzione incredibilmente innovativa all’epoca, che ha permesso a Google di valutare la popolarità di una pagina web, fino ad arrivare a costruire il miglior motore di ricerca al mondo su questo concetto.

Nonostante quello che dice la gente, il PageRank è probabilmente ancora parte dell’algoritmo di Google (anche se con un’influenza notevolmente ridotta). Inoltre, il PageRank ha permesso a Google di costruire algoritmi più avanzati, basati sulla parte superiore del sistema di base.

Allora perché il PageRank è un antico mito associato a qualcosa di negativo?

  • La Toolbar Pagerank, l’elemento che ha fatto discutere a lungo chi si occupa di SEO, non verrà - probabilmente - mai più aggiornato
  • Il PageRank è correlato poco con il posizionamento dei motori di ricerca, al punto che abbiamo smesso di studiarlo anni fa.
  • Il PageRank è facile da manipolare.

Fortunatamente Google si è allontanata dalle discussioni sul PageRank. Si spera che questo, prima o dopo, porti alla fine di quelli che utilizzano il PageRank per manipolazione, come la vendita di link e servizi poco chiari.

12. L’attività Social non c’entra con la SEO

A questo punto non ho più la forza di discutere ed argomentare.

L’origine di questo mito è una frase così:

Google dice che non utilizza i like di Facebook o i numeri di Twitter per posizionare il sito web. Pertanto l’attività social non è importante per la SEO

Questa affermazione è mezza giusta. Ma qual è la metà giusta?

E’ vero che Google non utilizza metriche come le condivisioni su Facebook o o follower di Twitter per determinare direttamente il posizionamento di una pagina sulla SERP.

D’altro canto, l’attività social di successo può avere significanti effetti secondari nei vostri sforzi SEO. L’attività sociale aiuta ad indirizzare 2 compiti della SEO:

1- scoperta ed indicizzazione sul motore di ricerca

2- distribuzione dei contenuti, che può portare lead per link e condivisioni.

AJ Kohn nel suo Social Signals and SEO lo ha spiegato in maniera eccellente:

kohn social signals in italiano

Un’attività social di successo mette il sito web di fronte al giusto gruppo di utenti, fa aumentare le visite e - solo per il semplice motivo che più persone vedono il tuo contenuto - può portare a più condivisioni (e il ciclo può ripetersi).

Questi effetti secondari possono aiutare parecchio la vostra attività SEO.