mondo global

Parlando tutto il giorno di web, di internet, strategie digital, target in questo o in quel paese, campagne email da tradurre in questa o in quella lingua, spesso si ha l’impressione che il mondo oggi sia veramente piccolo e tutto viaggi veloce e senza alcun confine.

L’e-commerce poi, ha abituato quelli che, come me, passano le giornate davanti al computer, a non pensare neppure da che paese parte la merce quando si ordina. Si sa che arriva in x giorni e che costa tot. Poco importa se spedita dal Giappone, dagli Stati Uniti o dal comune a fianco dove viviamo.

Anche la televisione e la carta stampata ci parlano spesso di un mondo globale. Contro questa globalizzazione estrema c’è chi ha alzato la bandiera dell’impegno politico, scagliandosi contro l’estrema facilità con cui le merci viaggiano da una parte all’altra del mondo.

Ma è davvero così? Viviamo in un mondo senza confini dove tutto e tutti viaggia e si muovono da un capo all'altro del mondo?

Una prospettiva differente che la offre il Global Connectedness Index 2014 di DHL, che raccoglie informazioni dettagliate su 140 Paesi del mondo, realizzando uno studio analizza gli scambi oltre confine di merci, capitali, informazioni e persone su 3 dimensioni (approccio “3D”): la quantità (profondità)delle relazioni internazionali, l’ampiezza geografica e la direzionalità degli scambi (verso l’interno o l’esterno) catturando la quasi totalità del PIL mondiale.
L’Index analizza 12 tipi di risorse scambiate: scambi commerciali (di merci e servizi), investimenti (di breve e lungo termine, diretti e indiretti), informazioni (via internet, telefoniche, cartacee), persone (migranti, studenti, turisti)”

Il quadro che ne viene fuori è leggermente differente da quello che potremmo avere in testa.

  • Il 23% dei beni e servizi che formano il PIL mondiale vengono scambiati fuori dai confini.
  • Gli investimenti diretti all’estero sono il 36% del PIL.
  • Le informazioni internazionali reperite via internet sono il 17% del totale.
  • Le telefonate internazionali sono il 3-4% del totale.
  • Le pubblicazioni cartacee tradotte raggiungano il 14% - il massimo in Francia).
  • Le news internazionali lette in un paese sono al massimo il 5% (in Gran Bretagna).
  • La migrazione internazionale si attesta al 3,4%.
  • Gli studenti internazionali sono il 2,2%.
  • I turisti internazionali sono il 18% dei turisti totali.
  • La lane China-USA rappresenta il flusso più grande tra due singoli paesi, e rappresenta il 2,2% degli scambi mondiali.
  • Tutte le altre lane comprese nella Top 10, oltre a rappresentare solo il 14%, riguardano paesi all’interno della stessa regione.

Dalla ricerca dell’Economist Intelligence Unit risulta poi che le PMI vedono nell’internazionalizzazione del loro business una grande opportunità di crescita ma che la grossa parte operano all’interno della stessa regione.
Questo per tre motivi:

  • Differenze culturali con il paese in cui vorrebbero espandersi (sottolineate dall’84% degli intervistati).
  • Mancanza di infrastrutture adeguate.
  • Possibili instabilità politiche / costi burocratici.

Ora, io continuo a comprare quasi tutto su Web - e sempre sia lodata DHL che ha sponsorizzato questa ricerca e tutti gli altri trasportatori che mi fanno arrivare sempre integra la merce a casa - e, sempre di più, da siti esteri - quasi senza accorgermene.

Ma forse il mondo che troppo spesso descriviamo e diamo per scontato non è il nostro. Non ancora.

Infografica pmi estero

[Fonte: GCI Index DHL 2014]