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Open Government è il termine che si rivolge a tutta la dottrina - e la pratica - in base alla quale la pubblica amministrazione dovrebbe essere aperta ai cittadini sia in termini di trasparenza che di partecipazione al processo decisionale.

Gli Open Data sono i dati accessibili a tutti: significa che possono essere consultati, copiati e diffusi senza brevetti, limitazioni o copyright. Sono figli della filosofia dell’Open Governament e legati all’ideologia e all’etica dell’open source (che sostiene la necessità di divulgare il codice sorgente, dell’open content (che si focalizza sulla libera distribuzione di opere creative) e dell’open access.

Potete approfondire il tema su Wikipedia, alla voce Dati Aperti (http://it.wikipedia.org/wiki/Dati_aperti)

Il problema principale, quando si parla di Open Data, è quello legato al valore dei dati, spesso frutto di ricerche, analisi e scoperte di singoli o privati: la scelta di “liberarli” significa non potere guadagnare con il lavoro svolto per acquisirli.

Quando si parla di dati come formule e composti chimici, bioscienza, libri (romanzi e saggistica…), cartografia, genetica è ovvio che c’è spesso il lavoro di persone retribuite alle spalle del dato che possiamo aver di fronte.
Ecco che questi dati non vengono resi liberi e si creano delle limitazioni all’accesso, licenze particolari, diritti d’autore, brevetti…

Ovvio che dal punto di vista del progresso dell’umanità e del bene collettivo queste limitazioni sono un male. Quindi, dopo essere stati pubblicati, dovrebbero essere disponibili senza alcuna forma di restrizione.

Se queste posizioni sull’open data possono essere controverse, quando si parla di dati prodotti dalla pubblica amministrazione, proprio perché prodotti con il denaro pubblico, devono essere dati aperti ed universalmente disponibili.

Quali caratteristiche deve avere un dato per essere considerato open?

- Deve essere online
- Deve essere indicizzato dai motori di ricerca
- Deve essere riproducibile facilmente
- Deve essere in formato aperto, ovvero un file senza vincoli di proprietà
- deve essere distribuito con una licenza libera

L’Italia e gli Open Data

In Italia si è cominciato a parlare di Open data con le mappe di Open Street Map e i primi comuni che hanno reso disponibili nel 2010 gli stradari.

OpenStreetMap è costruito da una comunità di mappatori che contribuiscono e mantengono i dati sulle strade, sentieri, caffè, stazioni ferroviarie e molto altro ancora, in tutto il mondo.

Questo è quello del comune di Arzignano, per esempio: http://www.openstreetmap.org/relation/45169

E’ stata sviluppata anche una licenza open data italiana, "Italian Open Data License" (IODL), un contratto di licenza che ha lo scopo di consentire agli utenti di condividere, modificare, usare e riusare liberamente la banca di dati, i dati e le informazioni con essa rilasciati, garantendo al contempo la stessa libertà per altri. Mira ovviamente a facilitare il riutilizzo delle informazioni pubbliche nel contesto dello sviluppo della società dell'informazione.

Loghi e licenza la trovate qua: http://www.dati.gov.it/iodl/2.0/

Il governo italiano ha anche dato vita ad una community che tratta i temi dell'open government, dell'open data e della valorizzazione del patrimonio informativo pubblico promosso dall'Open Government Partnership Italia, InnovatoriPA (http://www.innovatoripa.it): le opportunità, i problemi, le difficoltà, i limiti, casistiche…Un portale molto interessante per confrontare il vostro punto di vista.

Sul sito dedicato agli open data del governo italiano, http://www.dati.gov.it, è possibile accedere ad oltre 9.000 documenti prodotti dalle pubbliche amministrazioni e resi disponibili in formato aperto (xml, cvs, txt, json…), oltre alle applicazioni già sviluppate.