Continuiamo questo breve ma intenso viaggio alla scoperta degli influencer, questi individui che - nel bene e nel male - hanno la capacità di farsi ascoltare nel web. Abbiamo visto cos'è e perché non si può farne a meno negli ultimi due articoli proposti. Qui entra in esce, come metro di paragone anche Klout, un sito che si propone di misurare con un punteggio l'influenza sociale di ognuno di noi. Non mi addentro - per il momento - sulla lunga ed articolata discussione che imperversa sul web sulla credibilità di Klout o meno, ma ritengo molto interessante che si faccia chiarezza sul ruolo degli influencer e in cosa realmente "influenzino". Spero troviate qualche spunto per approfondire il tema in queste brevi considerazioni di Brandon Evans su Adage.com

Attualmente, il tema degli influencer è uno dei più discussi dai responsabili del marketing aziendale: una delle prime discussioni sull'argomento è sorta a riguardo di Klout e del suo algoritmo brevettato per misurare "l'influenza". Ovviamente è molto utile stabilire chi sono gli influencer top-down che vantano una grandissima schiera di follower o alti punteggi su Klout, ma non si è ancora parlato abbastanza di ciò che sta dietro a tutto questo.

La maggior parte dei soggetti che hanno alti punteggi su Klout (sopratutto chi ha un punteggio dal 70 in su) sono persone con molti follower su Twitter, spesso sono celebrità, giornalisti o esperti del settore high tech come Robert Scoble (con un punteggio Klout pari a 85). Anche se "Scoblelizer" può postare articoli interessanti o pensieri legati al settore che possono ottenere centinaia di migliaia di retweet, sicuramente non è il tipo sulla quale io o la maggior parte delle persone potrebbe fare affidamento se desse dei consigli di moda, su prodotti per la casa, ristoranti, intrattenimento o sui prodotti più comuni.

La maggior parte degli acquisti dei consumatori non vengono influenzati da qualcuno che twitta spesso oppure che ha punteggi alti su Klout, ma piuttosto dal gruppo familiare, dagli amici o i colleghi di un individuo che condividono interessi simili e si sono guadagnati una certa credibilità riguardo alle decisioni d'acquisto. Provate a ricordarvi qual è stato il vostro ultimo acquisto. Tutti noi abbiamo un amico con buon gusto in fatto di musica o di film, o un talento naturale nel trovare offerte su un buon ristorante o sul capo d'abbigliamento più alla moda. Una volta comprese queste relazioni, emergerà il vero valore dell'influence marketing, e ciò aiuterà le aziende ad identificare i loro sostenitori più fedeli, che verranno così coinvolti sempre più spesso per stimolare conversazioni online e offline.

Ovviamente, l'identificazione di un influencer è stata oggetto di un acceso dibattito. Il celebre libro di Malcom Gladwell "The tipping point" ha per primo messo in evidenza una serie di influencer "superiori" che sono stati alla base di alcune fra le maggiori tendenze (come la rinascita di Hush Puppies).

Ma in alcuni studi più recenti, condotti dal ricercatore della Columbia Duncan Watts, si rifiuta il principio secondo cui un piccolo sottoinsieme di persone può determinare modelli di acquisto su ampia scala: al contrario, è il potere "di passaparola delle persone comuni" a dare un reale stimolo alla condivisione virale. Apparentemente, questa seconda definizione viene sempre più ignorata, in un momento in cui le aziende si sforzano di creare punteggi per identificare gli influencer più quotati.

Un altro aspetto critico dell'Influence Marketing (anche questo ampiamente ignorato) è l'importanza di costruire una relazione solida fra un brand e i suoi consumatori più influenti. Questa relazione le aziende se la devono guadagnare e la devono sviluppare nel corso del tempo: i consumatori devono dimostrarsi disponibili e positivi se vogliono offrire valore al brand, indipendentemente dal fatto che questo valore sia rappresentato da informazioni, proposte oppure da un efficace passaparola sui prodotti. In cambio, il brand deve avere le idee chiare su come identificare chi gli sta offrendo un valore, e deve anche conoscere dei metodi per fare retargeting e comunicare con queste persone su base regolare, costruendo in questo modo una relazione più solida.

Comunque la si pensi, è chiaro che i social network sono in ascesa e che le persone hanno più che mai voglia di condividere. A causa di questa crescita, connettersi con i consumatori che influenzano i loro contatti diventa sempre più fondamentale e realizzabile su ampia scala.

Tutti gli operatori del mercato dovrebbero fare un passo indietro e porsi alcune domande fondamentali per determinare quale strategia funzionerà meglio:

  • Chi o cosa più probabilmente porterà le persone a comprare il vostro prodotto o servizio? Sarà un amico fidato, un membro della famiglia, la recensione di un prodotto, un blog del settore o qualcuno con tantissimi follower?
  • State cercando di ottenere un grande numero di impressioni, cercate uno strumento per costruire una relazione duratura con un nucleo importante di consumatori e per giungere ad un alto tasso di coinvolgimento grazie al loro aiuto ?
  • Il prodotto che vendete sarà una semplice moda passeggera oppure sarà destinato a sopravvivere allo scorrere del tempo?
  • Volete che le persone condividano con un semplice aggiornamento di status i messaggi e prodotti che sviluppate, oppure volete che vi aiutino a determinare la direzione che prenderà il vostro brand nel futuro?

Una volta che avrete un'idea chiara di quale tipo di influencer state cercando, definire una strategia vi sembrerà un gioco da ragazzi.

Certo, ci sono situazioni che impongono soluzioni a breve termine e un'ampio raggio d'azione, ma nella maggior parte dei casi non dovrete fare altro che riproporre delle attività di marketing già esistenti.
Creare una vera influenza come brand significa passare del tempo a costruire relazioni profonde con i consumatori, e creare un'estensione del vostro brand a livello nazionale o internazionale.

Le nuove tecnologie stanno aumentando la capacità dei brand di creare questi network di consumatori, e il successo delle aziende negli anni avvenire dipenderà in gran parte dalla capacità di influenzare i clienti affinché diventino sostenitori del brand.

[fonte: http://adage.com/article/digitalnext/influencer-marketing-influencers/233125/
Brandon Evans è amministratore delegato e fondatore di Crowdtap, piattaforma di Influence Marketing. Il suo incarico precedente è stato quello di Managing Partner e Chief Strategy Officer di Mr Youth che è stata acquistata da LBi nel 2011.]
immagine da: http://www.vivid.com.cy

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