logo NeXt

Mi capita spesso di discutere con i miei clienti del logo della loro nuova azienda. Viviamo in una realtà imprenditoriale dinamica, con un sacco di persone che si danno da fare e si ingegnano per seguire il loro sogno lavorativo, nonostante tutti i problemi che in Italia questo comporta.
In pochi, per fortuna (io compreso), si arrendono di fronte ad un sistema paese Italia che non aiuta certamente chi ha delle idee e la voglia di vederle commercializzate.
Parlando con loro del logo dell'azienda che stanno per costituire (logotipo e marchio grafico per essere più precisi)  ci sono quelli che capiscono l'importanza di affrontare nel migliore dei modi possibili ogni dettaglio della startup e quelli che, invece, preferiscono lasciare perdere da subito di fronte ai costi che può avere un lavoro simile.
Concentriamoci sui primi, quelli  che vogliono affidare il lavoro a dei professionisti e sono disposti ad un sacrificio aggiuntivo per avere tutti i presupposti in regola: sono la maggior parte.

Eh sì, anche se generalmente si tende a minimizzare la capacità, per chi non è del settore marketing/pubblicitario, d'intendere il perché di determinate scelte, la questione del logo aziendale, nella mia esperienza, è uno di quegli aspetti che - anche se non compreso nella sua complessità- è decisamente capito e desiderato.

Per tutti quelli che invece sottovalutano l'importanza di un aspetto "estetico", riporto un estratto dal libro "Steve Jobs" di Walter Isaacson (in vendita su Amazon o su iTunes)

"Il nome che scelse per la nuova azienda era molto semplice: NeXT. E per renderlo più riconoscibile decise che sarebbe stato necessario un logo di levatura mondiale.
Così si mise a corteggiare il decano dei logo aziendali, Paul Rand. A settantun anni, il grafico nativo di Brooklyn aveva già creato alcuni dei logotipi di imprese più conosciuti al mondo, fra i quali quelli della rivista «Esquire», di IBM, Westinghouse, ABC e UPS.[...]
Rand volò a Palo Alto e passò qualche tempo a passeggiare con Jobs e ad ascoltare le sue idee. Il computer sarebbe stato un cubo, dichiarò Jobs. Gli piaceva quella forma: era semplice e perfetta. Così Rand decise che anche il logo sarebbe stato un cubo, leggermente inclinato con uno spigliato angolo di 28 gradi.
Quando Jobs gli domandò se si doveva aspettare diverse opzioni da valutare, Rand dichiarò che non creava diverse opzioni per i clienti: «Io ti risolvo il problema e tu mi paghi» gli disse. «Puoi usare quello che produco, o non usarlo, ma non ti darò soluzioni alternative e, in ogni caso, mi dovrai pagare».Jobs ammirava quel tipo di atteggiamento. Vi si riconosceva. Così accettò la scommessa. L’azienda avrebbe pagato la stupefacente tariffa forfettaria di 100.000 dollari per avere un marchio. «Nel nostro rapporto c’era grande chiarezza» avrebbe commentato Jobs. «Aveva una suapurezza di artista, ma era anche abile nel risolvere questioni d’affari. Era apparentemente duro e aveva perfezionato una sua immagine di musone, ma dentro era un tenerone.»
Purezza di artista: per Jobs quello era un complimento tra i più grandi.A Rand bastarono due settimane. Tornò per consegnare il risultato a Jobs, nella sua casa di Woodside. Prima cenarono, poi Rand gli porse una elegante ed elettrizzante brochure che descriveva tutto il processo creativo.
Nella pagina finale, Rand presentava il logo che aveva scelto: «Nel suo design, nella scelta dei colori e nell’orientamento, il logo è uno studio di contrasti» proclamava il libretto. «Sospeso con un’angolatura sbarazzina, trasmette la cordiale informalità e la spontaneità di un sigillo natalizio e l’autorevolezza di un timbro.» La parola NeXT era divisa su due righe, in modo da riempire la faccia quadrata del cubo, con solo la «e» minuscola. Quella lettera risaltava, spiegava il libretto di Rand, per evocare «educazione, eccellenza... e = mc2».
A volte era difficile prevedere la reazione di Jobs a una presentazione: poteva considerarla uno schifo o brillante, ma non si poteva mai sapere prima in che modo sarebbe andata. Ma con un grafico leggendario come Rand, con tutta probabilità Jobs avrebbe fatto sua la proposta. Jobs osservò la pagina finale, guardò Rand e lo abbracciò.
Ebbero solo un piccolo disaccordo: nel logo proposto, Rand aveva usato una tonalità scura di giallo per la «e»; Jobs gli chiese di sostituirla con una tonalità più brillante e tradizionale. Rand batté il pugno sul tavolo e dichiarò: «Faccio questo lavoro da cinquant’anni e so cosa faccio». Jobs si arrese senza condizioni.
Adesso, l’azienda aveva non solo un nuovo logo, ma anche un nuovo nome: NeXT. Non era più Next ma NeXT.
Altri non avrebbero capito la necessità di ossessionarsi per un logo e ancor meno di spendere 100.000 dollari per averne uno; ma per Jobs significava che la NeXT cominciava a vivere con un’identità e un’aria di caratura mondiale, anche se non aveva ancora progettato il suo primo prodotto. Come gli aveva insegnato Markkula, si può giudicare un libro dalla copertina, e una grande azienda deve essere in grado di asseverare il proprio valore attraverso la prima impressione che produce.
E poi, il logo era incredibilmente fico."

(se volete qualche spunto sulla presentazione del logo della NeXT potete andare a vedere questo articolo di Logo Love Design)