social network, serie di successi- o insuccessi

L'ho comprato un po' distrattamente questo libro, convinto che mi sarei trovato ad avere a che fare con una serie di casi di successo o di disfatte, da parte di aziende che negli ultimi 10 anni hanno investito nei social network.

Niente di più erroneo: "Social Network, una serie di incredibili (in)successi" di Matteo Girardi è un racconto autobiografico che ripercorre, nelle vicende dell'autore, l'ultimo decennio della new economy. Dalle grandi illusione di fine anni '90 - dove tutto sul web sembrava possibile, con grandi idee originali o scopiazzando meglio quelle degli altri - all'esplosione della bolla speculativa dopo l'11 settembre 2001, per arrivare al web 2.0 e alla grande affermazione di Facebook.

E Matteo Girardi l'ha vissuta dal dentro, con la forza e la determinazione di chi ha voluto fortissimamente esserci: dagli inizi, poco più che ventenne, con Yahoo (chiamata nel libro Yaku...fosse mai che si riconosce il nome ;-)), passando per Myspace ed approdando a Facebook.

Aneddoti sul tipo di lavoro, sui grandi entusiasmi e le cocenti disillusioni, sugli ambienti di lavori incancreniti (e si succede anche dietro ai grandi brand-lovemaks che ci fanno sognare)...il tutto filtrato da una lucida consapevolezza dei propri sbagli ed ingenuità.
Quando scrive questo libro Girardi lavora per Facebook, secondo lui il brand più cool del momento e dice di essere felice. Quindi aspettiamo tra dieci anni il secondo capitolo della storia.

Il libro è assolutamente da consigliare e quando lo finirete di leggere andrete a chiedere l'amicizia a Matteo perché vi sembrerà di averlo già avuto tra i vostri Amici e di conoscerlo da 10 anni.

Citazione preferita: "Luis Pedro mi racconta una sua riflessione sul mondo del lavoro statunitense e quello europeo: mentre nel vecchio continente smaniamo ed è simbolo d'affermazione lavorare per una multinazionale, in America è l'esatto opposto. Lavori per una multinazionale finchè sei giovane, al primo impiego o per fare esperienza. Se dopo i trent'anni sei ancora al servizio di una multinazionale, e non magari socio o imprenditore tu stesso di una tua attività, sei un perdente. I migliori talenti non li trovi mai nelle multinazionali o nelle grandi corporation."

PS
Personalmente ci ho trovato una certa affinità emotiva sul vissuto intenso dell'ultimo decennio: nel 1999 ho costituito la mia prima società e  ne sono stato amministratore delegato, appena finita l'università, editando un giornale e gestendo un sacco di gente. Poi nel 2001, ho mollato tutto e...via verso nuovo avventure a Barcelona per costruire una rete commerciale nella penisola iberica, tra grandi soddisfazioni e cocenti delusioni (altra Srl). E nel 2006 Bang Studio. A maggio lui diventerà papà, io lo sono diventato qualche mese fa.
Insomma, mi ci specchio: sempre con determinazione ad inseguire quello che nella vita ti realizza, rimettendosi in gioco di continuo. Grazie a questo libro ho scoperto un Amico. Magari lo avrò solo di Facebook, ammesso che nel 2011 si possa dire "solo" riferendosi ai rapporti online.

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