La reputazione di un'onesta azienda che lavora da molti anni offline, quando quell'azienda si affaccia su web, non esiste. Tabula rasa e tutto da costruire.

Da questa considerazione di Simone Franchini nel suo articolo "Motori di ricerca, il paradosso del cane che si morte da coda" voglio partire.
Perché è giusto così. Voglio dire....tutto parte da una questione semantica. Che ruota attorno al concetto di "reputazione"

La reputazione offline che ti sei costruito con i tuoi clienti, te la porti online lavorando sul marketing offline: portare i tuoi clienti sul profilo Google plus, Facebook, all'interno del tuo sito è facile. Qrcode, indirizzi, loghetti etc stampati sul materiale istituzionale, piccole campagne ad hoc, la promozione sull'auto aziendale, poster nella propria sede, nuova insegna con riferimenti.

Quanto a portare online la tua reputazione "di settore" o "di territorio", quella che va oltre al tuo giro di clienti, quella che fa dire a tutti quelli che conoscono il nome della tua azienda "wow, che bravi, wow che numeri" ... quella no, dai: internet per me, in questi casi, è un canale commerciale e non ha l'obbligo di garantire le posizioni di mercato acquisite
Ora, come tutti i territori nuovi e fertili, va conquistato. 

Se sei stato bravo 30 anni con i tuoi clienti, bravo, complimenti, applausi al successo e a tanto duro lavoro quotidiano.
Ma se - per esempio - hai dormito sugli allori e oggi i tuoi clienti vanno tutti in pensione e non riesci a trovarne di nuovi perché non ti sei mosso commercialmente sul territorio negli ultimi anni, beh... sfiga, ci sarà stato qualcun altro che l'ha fatto.
Internet non è cosa diversa dalla realtà. 
È solo un altro canale per promuoverti che non hai usato. 

Se per la tua notorietà ti fossero garantiti gratuitamente degli spazi outdoor 6 metri x 3 metri, per la concorrenza non ci sarebbe modo di esistere.
La pubblicità è bella perché permette anche ad una nuova attività di farsi conoscere e fare concorrenza a chi esisteva prima, mettendo in discussione prezzi, qualità, tecniche etc...di chi c'è sul mercato da più tempo.
Esattamente come non hai spazi sui giornali garantiti a gratis, come non hai promo radiofonici gratuitamente, come nessuno stampa gratuitamente per te...così non hai visibilità su web senza pagare o lavorare sodo per ottenerla.
Perché di questo stiamo parlando.

Quando parliamo di reputazione web non stiamo parlando di reputazione per come svolgi il tuo lavoro, di quanti e quali clienti hai e quanto contenti sono. Stiamo parlando di metriche per definire - alla fin fine - la popolarità di un sito o di un profilo social.

Che è un po' come misurare - se fosse per assurdo possibile - la reputazione che ha un poster di 18mq con la tua faccia in piazza nella tua città. La reputazione - online - è una metrica, non è associata alla perizia nel tuo lavoro.

Internet non è lo specchio distorto del mondo dove le cose dovrebbero essere presentate pressoché uguali. È un medium, un canale, uno strumento, uno spazio virtuale...chiamatelo come volete.
Non è Second Life che deve mostrarti il mondo dentro al computer andando a replicare lo schema di società che c'è intorno a noi (ah...e neppure Second Life lo faceva: vendeva territori a chi pagava, indipendentemente da chi fossero nella realtà).
Mi va benissimo che ci siano professionisti che da 30 anni lavorano e nuove aziende che riescono ad ottenere più visibilità (visibilità, la reputazione serve a quello online) di loro perché su quel canale commerciale si muovono meglio. Magari nella fiera del settore questi nuovi professionisti, per contro, non riescono nemmeno a pagarsi il biglietto d'entrata (paradosso), quando il professionista con 30 anni di attività ha uno stand sfarzoso.

Se ragioniamo sulla pubblicità democratica - con assurde ed illogiche derive marxiste - i nuovi player dovrebbero avere le stesse possibilità di esposizione offline che ha anche il vecchio professionista.
Esattamente come - ragionando in sponda meritocratica - lui dovrebbe avere la sua reputazione offline che si converte online perché se l'è meritato.
Paradossi. Utili esercizi per filosofeggiare sulla vita e sul mondo.

Non capisco davvero perché questo ragionamento si faccia con un sito web o per un profilo social... non si faccia invece per gli spazi pubblicitari che le aziende comprano sui giornali, sui publiredazionali, sugli articoli dei giornalisti amici di un'azienda che parla di quella anziché dell'altra.

Insomma, non so se si è capito.
Per me il discorso della reputazione offline che va online è privo di senso perché parliamo di visibilità, notorietà etc... data dalla pubblicità e il misunderstanding deriva dal fatto che invece di page rank ora parliamo di reputazione e di autorità.
Ma si calcola con accessi, link in entrata, ricerche sul tuo nome, fan che ti seguono su Facebook, retweet, condivisioni, commenti, citazioni, tempi di permanenza sui contenuti del tuo sito etc...non con la bravura nello svolgere il tuo lavoro


PS:
Spesso mi è capitato di fare la domanda ad un nuovo cliente "Ma i concorrenti?" e di sentirmi rispondere "Siamo leader del mercato".
E poi online non esistevano.
Cosa dovevo fare, istanza all'Ufficio Centrale della Reputazione Online a chiedere di farli diventare leader del mercato web o trasmettere l'immagine di essere tali anche su web (ricerche, visibilità, fan su Facebook, comunicazione a tutti gli indirizzi internet del loro settore)?
Se funzionasse così addio al lavoro di chi fa web marketing.
Torniamo tutti a fare cartelloni, fiere, adv er giornali e pierraggio a manetta!