Alcune considerazioni sull'avvicinamento al web 2.0 da parte delle aziende, ispirato dalla lettura di "World Wide We" di Maffe De Baggis*.

Se si sceglie di intraprendere un percorso di ammodernamento dell'immagine della propria azienda o di un brand, proporsi con strumenti web 2.0 oggi sembra diventato un imperativo.

Il web è oggi lo strumento di marketing più diffuso e come tale va utilizzato nella maniera corretta, altrimenti rischia di diventare inutile o addirittura controproducente (le figure di cacca sono interplanetarie).

Strategia per il Web 2.0

Lo sviluppo di una strategia su web deve essere commisurata ai vantaggi economici che pensiamo possa portare all'azienda: lo scopo di qualsiasi azione commerciale deve avere come obiettivo finale - nel breve o lungo termine, in modo diretto o indiretto - l'aumento del fatturato.
Non è "obbligatorio" essere su web solo per esserci. Se si decide che il canale web è importante nella strategia di "crescita" della propria azienda, bisogna approcciarvisi nel modo corretto.

I target del web 2.0

L'individuazione dei fruitori ideali è il punto di partenza per pianificare qualsiasi azione commerciale, anche su web.
Quando ci spostiamo - grazie allo stato attuale della tecnologia su web, rappresentato dai social media - in un'ottica di dialogo con i nostri clienti è importante ricordare che il web vive, condivide, commenta.
Ripetiamo: il web vive, condivide, commenta.
Il concetto impersonale di target deve essere abbandonato: se vuoi parlare sul web devi farlo in modo semplice e diretto, come se lo facessi di persona. E devi farlo con un nome e un cognome, senza paura di mostrare il tuo carattere e la tua personalità. Non puoi nascondere l'azienda dietro lo specchio della campagna che "trasmette valori" e "persuade le masse". Ci sta - sicuramente - anche la campagna a supporto. Ma non è quella che conquista nelle dinamiche della rete: molto meglio un ammiccante messaggio virale, anche se non parla della nostra azienda e del nostro prodotto.

E lo dice uno che preferisce ancora la strategia blog + rilancio delle notizie su Twitter, con account collegato a pagina di Facebook e caricamento video sul canale Youtube, il tutto gestito da una media-agency (la mia magari :-))

Oggi va bene: è comunque un passo verso la socialità, un passo che aiuta a formare una cultura aziendale, a rendersi conto della progressiva mutazione delle esigenze da parte del proprio pubblico.
La socialità del Web 2.0

I rapporti tra le persone sono fatti di sguardi, di sorrisi, di contatti fisici…il web non riesce a sostituire con la stessa intensità una trattativa commerciale o un incontro personale. Ci sono comunque alcuni strumenti di mediazione che si possono utilizzare per far interessare gli interlocutori alla nostra storia: ma lo strumento più forte, più importante di qualsiasi immagine pubblicitaria, di qualsivoglia video promozionale....è rappresentato dalle discussioni (ehi...i mercati sono discussioni, non lo avevamo già detto? ;-) ): le parole degli altri che ci rappresentano sono da preferire a messaggi unidirezionali del reparto marketing. Belle e brutte che siano. Consigli, commenti, critiche, recensioni.
La trasparenza e l'umiltà premiano.
Le bugie e l'arroganza su web portano al massacro.

Un esempio per tutti. Steve Jobs, nel bel mezzo dell'"antennagate" dopo il lancio dell'iPhone 4 e i problemi di ricezione, ha cominciato a rispondere in modo molto essenziale a clienti che facevano domande indirizzate a steve@apple.com. "Crisis Strategy" per far passare l'idea della vicinanza del CEO alle richieste dei milioni di appassionati che scrivono di Apple su web. Che sembrava così innocente e diretta da non avere mediazioni...mah...E comunque ci insegna che "anche gli idoli sono mortali".

Avere molti visitatori nel proprio sito aiuta, ma non basta più...la qualità dei nostri contatti è molto più importante della loro quantità ed è impensabile improntare una campagna che non tenga conto della qualità degli utenti che si interessano al nostro sito.
Ogni visitatore ha necessità e interessi differenti.

Web 2.0: community, interessi, condivisione

Questa distinzione a priori ė impossibile...ma un attento percorso di analisi delle dinamiche personali su web ci permette di tracciare, all'interno di una community online, chi e cosa può interessarci.

La community può essere "strumento" di analisi e monitoraggio delle nostre azioni di web marketing: le conversazioni vanno monitorate e analizzate al fine di cogliere tutti gli elementi di condivisione che ci interessano (i mercati sono conversazioni!).

La regola base del social network è la condivisione: si deve parlare all'utente, cercando di soddisfare le sue necessità: è una interazione alla pari che ha come parola d'ordine è "socializzare".

Pare quindi che i social media siano oggi uno strumento indispensabile se si vuole comunicare in modo diretto e immediato senza eccessivi sforzi economici o conoscenze tecniche...purché si sia pronti ad essere messi in gioco da chi il web lo popola.

Il livello di coinvolgimento che una campagna di questo tipo è in grado di attivare, rischia di farci perdere il controllo su ciò che stiamo promuovendo rendendo vane le nostre pianificazioni strategiche.

* libro che fa il punto in modo molto lucido e analiticamente logico sul cambiamento che dovrà vivere il marketing tradizionale, stritolato dalle nuove logiche di milioni di produttori di contenuti online...la recensione arriverà, ma forse - forse - già questa è una recensione). Sempre dal suo libro ho avuto lo spunto per un altro articolo, prossimo venturo, sulle 15 regole per realizzare un buon sito, partendo da 4-5 da lei enunciate e poi sviluppate sulla base della mia esperienza....stay tuned :-)
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