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La Webtax, secondo me non è fatta male. E' solo una porcata perché deriva da una porcata d'idea, che lo stato debba/abbia il diritto mungere gli imprenditori, anche quelli che hanno avuto la fortuna di non dover fare impresa in Italia, ma che vendono servizi utili per la competitività delle imprese italiane.

1) Cos'è la Webtax

La Webtax si riduce a 3 commi all’interno del Disegno di Legge di Stabilità 2014

Eccoli:

1. I soggetti passivi che intendano acquistare servizi on line sia come commercio elettronico diretto che indiretto, anche attraverso centri media ed operatori terzi, sono obbligati ad acquistarli da soggetti titolari di una partita IVA italiana.
[Secondo la definizione europea di “servizi forniti elettronicamente“, ovvero ogni sorta di servizio fornito in modo automatico attraverso Internet: dal website hosting all’amministrazione remota dei sistemi, dal download di app e musica sul telefonino ai servizi di storage on-the-cloud a pagamento, e ovviamente anche l’acquisto di spazi pubblicitari sul web]

2. Gli spazi pubblicitari on line e i link sponsorizzati che appaiono nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca (altrimenti detti servizi di search advertising), visualizzabili sul territorio italiano durante la visita di un sito o la fruizione di un servizio on line attraverso rete fissa o rete e dispositivi mobili, devono essere acquistati esclusivamente attraverso soggetti (editori, concessionarie pubblicitarie, motori di ricerca o altro operatore pubblicitario) titolari di partita IVA italiana. La disposizione si applica anche nel caso in cui l’operazione di compravendita sia stata effettuata mediante centri media, operatori terzi e soggetti inserzionisti.

3. Il regolamento finanziario, ovvero il pagamento, degli acquisti di servizi e campagne pubblicitarie on line deve essere effettuato dal soggetto che ha acquistato servizi o campagne pubblicitarie on line esclusivamente tramite lo strumento del bonifico bancario o postale, ovvero con altri strumenti di pagamento idonei a consentire la piena tracciabilità delle operazioni ed a veicolare la partita IVA del beneficiario.

2) Il motivo della Webtax

I motivi alla base dei provvedimenti proposti sono chiari a tutti, immagino: evitiamo che i soldi delle aziende italiane spesi per servizi online e acquisto di spazi pubblicitari, vengono sottratti al fisco grazie alle residenze in paradisi fiscali. Quindi, volete fatturare in Italia alle aziende italiane? Fatevi una partita IVA italiana.

3) Gli errori imputati alla Webtax su web

Quali sono gli errori - oltre al mio principio di liberismo totale - che si stanno imputano alla Webtax?

Secondo Valerio di Carlo (qui) sono essenzialmente questi:

    • le piccole aziende e le startup con pochi clienti sono lontanissime dall’idea di farsi una partita iva italiana, magari solo per qualche decina di clienti e per poche migliaia di euro di fatturato. Il danno in questo caso è per i player italiani che non possono accedere a questi servizi di nicchia.
    • se l’azienda estera fosse interessata a fatturare con partita iva italiana, ciò la obbligherebbe a versare l’iva, non certamente ad essere tassati sui redditi.
    • si parla di un importo non così alto per le casse dello stato. Stando alle proiezioni si parlerebbe di circa 20/30 milioni di euro di prelievo dalle casse di queste aziende ogni anno
    • c’è un errore di fondo: non si può dire che “ogni pagina Web visualizzabile sule territorio italiano” deve contenere pubblicità e link a pagamento acquistati in Italia perché “ogni pagina Web visualizzabile sule territorio italiano” è TUTTO il web.
    • dovrebbe essere “illegale”: vi è un netto contrasto con il diritto comunitario europeo che prevede libertà di stabilimento e libertà di circolazione di beni e servizi tra gli stati membri dell’UE.

Massimo Russo, direttore di Wired (qui) parla di "ritorno all’autarchia parlando del pericolo connaturato ad una legge simile. Non che la piccola azienda statunitense non venda in Italia ma che, vista l’importanza marginale del mercato Italiano, Facebook, Google, Apple da un giorno all’altro possano smettere di vendere in Italia".

Sempre su Wired Martina Pennisi (qui) riporta opinioni in contrasto e motivazioni -

    • Simone Crolla, consigliere delegato dell’American Chamber of Commerce in Italy: "Gli ispiratori della Web tax dovrebbero riflettere sul danno di immagine per l’Italia provocato da questo provvedimento agli occhi della comunità internazionale. […] È il tentativo di assoggettare le aziende digitali estere alle normative fiscali italiane, provocando un danno sia produttori che ai consumatori".
    • Il presidente di Confindustria Digitale Stefano Parisi: "Si dovrebbe “fare esattamente il contrario di quanto prevede la Web tax, si doveva favorire sul piano fiscale le piattaforme europee, non penalizzare quelle Usa".
    • Carlo Alberto Carnevale Maffé, docente della Bocconi: "Boccia dimostra dimostra di non saper distinguere un server da uno scaldabagno: tutti e due hanno la luce rossa, ma non sono la stessa cosa”. “Se chi vende pubblicità online, da Google a un sito asiatico specializzato su cui un’azienda italiana di macchinari deve acquistare uno spazio, dovesse decidere di non farlo più in Italia per non sottostare agli obblighi della Web tax, onerosi soprattutto per chi raccoglie poche decine di migliaia di euro dagli investitori del nostro paese, saremmo tagliati fuori dal flusso pubblicitario globale".

4) Alle spalle della webtax: un'idea pericolosa

A me sembra invece una minchiata colossale il principio che sta alla base, quello che comunque in molti difendono seppur attaccando i modi. Cioè è una stronzata che si voglia far pagare le tasse in Italia alle aziende straniere che vendono servizi online. E alle aziende che vendono acciaio? E a chi vende abbigliamento? E a chi vende prodotti alimentari? Cioè se per fare affari con gli italiani bisogna avere una partita IVA italiana, perchè limitarsi solo all’online? Cosa c’è di magico in questo “ONLINE” che nell’economia tradizionale non c’è? Il passo poi è molto breve, una volta passato il primo concetto: quando gli italiani potranno comprare solo da e-commerce con partita iva italiana? Cioè o è autarchia su tutto o è liberismo per tutti. Settori che fatturano decisamente molto di più vengono ignorati completamente da questi ragionamento. Forse perché ci ci sono interessi più grandi, interessi strategici, interessi che pagano campagne elettorali e sostengono partiti ed economie solide, tradizionali, radicate? Quindi non difendo il principio, fortemente sbagliato, mentre ritengo che non ci siano molte altre strade - serie -  se accetti il principio...

La webtax, secondo me non è fatta male. E' solo una porcata perchè deriva da una porcata d'idea, che uno stato debba mungere gli imprenditori, anche quelli che hanno avuto la fortuna di non dover fare impresa in Italia, ma che vendono servizi utili per la competitività delle imprese italiane. Ne risulta una legge "autoritarchica".

Fonti:

  • http://www.hdblog.it/2013/12/15/cose-la-web-tax-5-motivi-per-opporsi/
  • http://www.wired.it/attualita/politica/2013/12/16/ecco-perche-la-web-tax-danneggia-litalia/
  • http://www.wired.it/attualita/politica/2013/12/14/2033-ritorno-allautarchia-la-web-tax-la-legge-di-stabilita-lagcom-e-la-fine-degli-e-book-e-questa-la-destinazione-italia/